Autore: Massimo Ortolani – 04/08/2026
PRIMI PASSI ISTITUZIONALI DI K. WARSH, NUOVO GOVERNATORE DELLA FED
Massimo Ortolani – Analista geoeconomico
Di significativa importanza il comunicato[1] con il quale il 9 luglio scorso la FED descrive gli obiettivi dei neocostituiti 5 gruppi di lavoro per l’esame di aree centrali per la conduzione della politica monetaria, gruppi che saranno peraltro co-guidati da consulenti esterni ed opereranno in modo indipendente. Di particolare valenza innovativa quello relativo all’ambito della Comunicazione, in quanto dovrà esaminare come la FED trasmette le sue deliberazioni e decisioni politiche in periodi di incertezza.
Nell’ordine gli altri quattro gruppi su: – Politica di bilancio: Esaminare i costi, i benefici e le implicazioni istituzionali dell’attuale regime di bilancio della Banca – Dati: Migliorare la qualità e la tempestività dei segnali economici, provenienti dall’economia reale, in relazione ai quali si conformano le decisioni di politica monetaria della Banca – Produttività e occupazione: Valutare l’impatto economico delle nuove tecnologie di uso generale, inclusa l’intelligenza artificiale, allo scopo di fornire informazioni utili alle decisioni della Banca – Scenari di inflazione: Rivisitazione dei criteri con i quali la FED valuta e risponde ai fattori che determinano l’inflazione.
A questo primo step di carattere istituzionale vanno poi associate le dichiarazioni del nuovo governatore K. Warsh alla sua prima audizione al Congresso USA, durante la quale ha tenuto a ribadire che le decisioni di politica monetaria seguiranno i dati. In una ottica, quindi di framework guidance, e non di forward guidance E però, stanti queste premesse, si dovrà trattare di un framework con forte focus sugli aspetti metodologici. Secondo Warsh, infatti, l’economia degli Stati Uniti è significativamente cambiata nell’ultima generazione, e mai così tanto, così che ogni gruppo di lavoro dovrà valutare attentamente se sia possibile migliorare mezzi, metodi, strumenti analitici e approcci di policy. L’obiettivo dovendo essere quello di affinare le prestazioni istituzionali della FED, perché la banca possa avvalersi della posizione migliore nel raggiungere gli obiettivi prefissati in questo momento cruciale.
È plausibile ritenere che la motivazione al rifiuto della forward guidance, ovverosia delle indicazioni prospettiche sui tassi, che i presidenti precedenti usavano per orientare le aspettative, sia giustificata dal fatto che la stessa abbia finito per invertire il rapporto di forza tra banca centrale e mercati finanziari. Non si può infatti sottovalutare il rischio che gli operatori di mercato, in siffatto contesto comunicativo, tendano ad attribuire un peso eccessivo alle comunicazioni della FED, attivando un indesiderato effetto di retroazione.[2] Cosicchè l’anticipare il percorso dei tassi per Warsh finisce per vincolare la stessa banca centrale nella misura in cui la costringerebbe a rispettare le aspettative che ha contribuito a creare. Per cui si tratta a questo punto di vedere con quali modalità espositive viene invece presentato ai mercati il contenuto della framework guidance, poiché la non anticipazione delle decisioni future deve allora essere sostituita dalla spiegazione dei criteri con cui si arriva a quelle decisioni, per essere trasparenti verso i mercati che dovranno trarne le conseguenze.
Il ricorso ad un frame-work strutturato di scenari, modelli o best practice che aiutano a plasmare, dirigere e valutare le politiche, le strategie e le azioni all’interno della FED, presenta se non altro il vantaggio di rendere più difficoltoso, per gli osservatori della politica monetaria, continuare ad avvalersi di criteri di giudizio eccessivamente sintetici, come quelli sbrigativamente associati alla metafora “ornitologica” con la quale si procede da troppo tempo ad etichettare come falchi o colombe i presidenti o i membri dei consigli direttivi delle banche centrali. Sarebbe infatti prematuro qualificare Warsh come un falco antinflazione per il solo fatto di avere dichiarato, in audizione al Congresso USA, che la priorità è la stabilità dei prezzi, e che l’impegno della FED è riportare l’inflazione al 2%, dopo avere, però, sottolineato che un importante fattore di causazione è in tal caso di natura geopolitica, in quanto collegato agli shock sull’offerta che hanno colpito il settore energetico. Nell’attuale contesto geoeconomico si deve quindi concludere per una maggiore sensibilità – ovvero priorità operativa – al raggiungimento temporale dell’obiettivo antinflazionistico rispetto a quello della massima occupazione, seconda variabile della funzione di reazione istituzionale della FED. Posizione peraltro giustificata dai dati presenti sul Beige Book di Luglio 2026[3] della Banca in cui, a proposito del mercato del lavoro, si segnala: “L’occupazione è aumentata nel complesso, con cinque distretti che hanno mostrato aumenti modesti, moderati o solidi nell’occupazione, e sette distretti che hanno registrato pochi o nessun cambiamento.”
Ciononostante, Warsh dovrebbe iniziare prendere atto delle diffuse preoccupazioni per gli impatti che l’utilizzo dell’AI potrà generare sul mondo del lavoro statunitense. Tema di forti implicazioni macroeconomiche prospettiche questo ultimo, stante lo scetticismo implicito nelle opinioni dei 200 esperti e premi Nobel che, in un loro documento,[4] ne segnalano i rischi trasformativi dell’economia.[5] Al riguardo Warsh mostra di attenersi ad una posizione cautamente olistica,sottolineando gli effetti positivi dell’AI sugli investimenti in generale, ma segnalandone le criticità ed incertezze che già spingono la FED a monitorarne implicazioni per l’inflazione connessa ad alcuni investimenti e, appunto, per il mercato del lavoro.
È questo frangente temporale di difficoltà per i banchieri centrali, nell’interpretare implicazioni e durata di azioni di natura geopolitica e di trasformazioni a rilevanza geoeconomica che interagiscono tra loro, a fare da sfondo al recente incontro di K. Warsh con C. Lagarde. Un dialogo ed uno scambio di visioni tra un governatore ad inizio di mandato ed un altro, quello della BCE, quasi al termine del suo, ma che ha anch’essa da tempo deciso di non affidarsi più alla forward guidance, e di muoversi esclusivamente in base ai dati.
Di particolare valenza geoeconomica, però, uno scambio diplomatico di opinioni tra i banchieri centrali di due potenze economiche mondiali, che è facile presumere si siano concentrati sugli ambiti di più stretta cogenza sul piano della politica monetaria: tassi di interesse, inflazione, tassi cambio. La gestione dei tassi di interesse, in particolare, costituisce il test fondamentale in base al quale valutare il grado di indipendenza sostanziale tra la FED di Warsh, ed i desiderata trumpiani della loro riduzione.[6] E’ però troppo presto per esprimere giudizi in merito, anche se con queste sue prime mosse Warsh sta dimostrando di voler imprimere una sua personale impronta ad indirizzi operativi della banca non certo inseribili in una logica di continuità rispetto al passate gestioni della FED.
È infine lecito presumere che, nel percorso prospettico della gestione della politica monetaria statunitense, il nuovo governatore dovrà confrontarsi anche con tematiche come quella degli effetti delle asimmetrie regolatorie sulla competitività bancaria. Al riguardo si consideri la recentissima comunicazione[7] della Commissione UE verso la riduzione degli ostacoli prudenziali e non prudenziali all’attività transfrontaliera, in modo che le banche dell’UE possano raggiungere la scala necessaria per competere a livello mondiale. Mentre stanno assumendo rilevanza geostrategica crescente problematiche di natura sistemica per i banchieri centrali, quali gli effetti macroeconomici dell’emissione di moneta privata poiché, sul piano dell’analisi costi-benefici, se ne dovranno valutare i costi sistemici da una parte e, dall’altra, i contributi alla crescita economica.
[1] Consiglio della Federal Reserve – La Federal Reserve annuncia la leadership e gli obiettivi delle sue task force per promuovere la conduzione della politica monetaria
[2] Kevin Warsh ridisegna la Fed: meno parole, stesso obiettivo, ma i tassi restano un enigma
[3] La Fed – Politica Monetaria: Libro Beige (Branch) – La Fed di Warsh: i tre punti di rottura con l’era Powell – la Repubblica
[5] In relazione all’AI vanno segnalate anche le criticità nascenti per un mercato finanziario USA che ha generato un aumento vertiginoso della capitalizzazione delle Big Tech, mentre si moltiplicano i test che dimostrano che modelli specializzati sono migliori di quelli generalisti.
[6] Tassi inferiori non solo danno internamente sollievo all’onerosità del debito pubblico ma – all’estero – consentono di rendere più competitivo il dollaro rispetto allo yuan nel finanziamento dei paesi emergenti.
[7] La Commissione delinea misure per rafforzare il settore bancario europeo e sostenere la crescita
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Massimo Ortolani: Analista geoeconomico, con un trascorso professionale inizialmente presso il gruppo ENI (Agip Spa) e successivamente al Mediocredito Centrale, dove vi ha svolto funzioni di quadro direttivo nell’analisi degli investimenti all’estero, nei finanziamenti all’export e nel recupero dei crediti commerciali verso l’ex URSS. E’ stato inoltre consulente per conto della UE in Kazakhstan e, per conto dell’UNIDO, in Colombia e Peru. Da anni si occupa delle applicazioni dell’arma normativa nella guerra economico/finanziaria. E’ autore del testo: “Intelligence economica e conflitto geoeconomico” (Ed.GoWare), e di numerosi articoli in materia.
