Autore: Fabrizio Vielmini – 30/06/2026
Tra le macerie del Vicino Oriente
La scomparsa dei cristiani nella testimonianza dell’Archimandrita della Chiesa cattolica greco-melchita, padre Haddad
Fabrizio Vielmini
Analista, Vision & Global Trends – International Institute for Global Analyses (Roma)
Organizzato dal think-tank “Crisis Watch”, l’incontro tenutosi a Torino con Padre Mtanios Haddad ha offerto un’importante testimonianza diretta per analizzare i conflitti nel Mediterraneo Orientale attraverso lo sguardo delle comunità cristiane ritrovatesi in prima linea.
Archimandrita della Chiesa cattolica greco-melchita e delegato del Patriarca di Antiochia presso la Santa Sede, Haddad non si è limitato a un racconto esperienziale: le sue dichiarazioni hanno delineato una griglia interpretativa geopolitica coerente degli eventi in corso, che merita di essere vagliata criticamente per le sue implicazioni sugli equilibri regionali e sulle dinamiche tra Occidente e Medio Oriente.
L’analisi di Hammad si articola attorno a tre nuclei tematici: il declino demografico e materiale delle comunità cristiane come fenomeno strutturale portato dai conflitti; l’uso strumentale dell’instabilità regionale da parte di attori esterni; e la riconfigurazione del conflitto alla luce della deriva imperialista che, secondo il religioso, contraddistingue l’attuale progetto sionista.
La sparizione delle comunità cristiane come strategia
Padre Haddad ha tratteggiato un quadro in cui la presenza cristiana, storicamente radicata nella culla del cristianesimo, subisce un’erosione sistematica.
Dapprima, l’invasione anglo-americana dell’Iraq nel 2003 ha disarticolato l’importante comunità cristiana di quel paese (passata da un milione e 500mila a meno di 300mila) e ha favorito l’instaurazione di un nuovo ordine politico a connotazione confessionale musulmana. In seguito in Siria, la comunità cristiana, fiorente sotto il regime di Assad e protetta dal mosaico di convivenza interreligiosa che esso garantiva, è stata decimata dal caos e dalla violenza settaria seguito alle “primavere arabe”. La guerra civile, con l’intervento delle potenze occidentali a sostegno dei fondamentalisti islamici in funzione anti-Assad, ha agito come un catalizzatore di dispersione, riducendo drasticamente il peso specifico di una componente storica della società siriana.
Infine, dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023, le operazioni militari indiscriminate israeliane a Gaza e le successive incursioni in Libano hanno colpito non solo le infrastrutture di Hamas e Hezbollah, ma anche edifici religiosi e civili cristiani, accelerando l’esodo forzato dei fedeli.
La scomparsa delle minoranze cristiane rappresenta un mutamento radicale del paradigma sociologico e storico del Levante. La perdita di comunità che hanno agito quali “ponti culturali” con l’Occidente indebolisce le possibilità di dialogo fra le due sponde del Mediterraneo, favorendo un’omogeneizzazione confessionale che alimenta l’instabilità a lungo termine.

La Critica alla Realpolitik Occidentale e Israeliana
Il nucleo dell’analisi di Haddad risiede nella denuncia dell’approccio strumentale di Israele e dei suoi alleati occidentali verso le fazioni locali.
In primo luogo, viene evidenziata la natura fluida della classificazione dei gruppi armati. Hamas, inizialmente favorito dallo stesso Israele come contraltare all’OLP per frammentare la resistenza palestinese, è stato successivamente demonizzato per giustificare operazioni militari totali contro le popolazioni civili. Analogamente in Siria, l’ex-terrorista Ahmad al-Shara, sulla cui testa pendeva una taglia di dieci milioni di dollari, è stato improvvisamente riabilitato come interlocutore politico nel dicembre 2024, dimostrando l’ipocrisia della diplomazia occidentale funzionale esclusivamente al mantenimento dell’egemonia israeliana nell’area.
Al centro della lettura geopolitica di Haddad si colloca la nozione di “dittatura sionista”. Secondo il religioso, è in corso un piano per la creazione del “Grande Israele”, al quale vengono sacrificate tutte le norme del diritto internazionale, operando di fatto una pulizia etnica delle comunità non funzionali a tale progetto. Il conflitto in Palestina non è più leggibile come arabo-israeliano, ma come scontro tra sionismo e popolazione indigena – comprendente sia musulmani che cristiani. Haddad opera una netta distinzione tra ebraismo (identità religiosa) e sionismo (ideologia politica suprematista). Tale argomentazione è fondamentale per respingere le accuse di antisemitismo spesso rivolte ai critici delle azioni israeliane, spostando il dibattito dal piano politico-territoriale a quello ideologico e morale. Hassad ha ribadito l’inconsistenza di tali accuse sottolineando come i veri semiti sono gli arabi, cristiani e musulmani, oggetto degli attacchi di un esercito composto in maggioranza da fuoriusciti dell’Europa orientale.
Implicazioni per l’Europa
Gli europei faticano a comprendere come una tale lettura dei conflitti intorno ad Israele stia ridefinendo gli schieramenti regionali e globali: in tali termini ragiona ormai la maggioranza dell’opinione pubblica globale e dei governi del Sud del Mondo. La distinzione semantica tra antisemitismo e anti-sionismo impone ai governi europei una maggiore precisione nel linguaggio diplomatico. La confusione tra i due termini finirà per rendere vacuo il concetto stesso di diritto internazionale, sistematicamente violato dallo Stato d’Israele.
Si tratta di una contraddizione rilevabile nello stesso contesto in cui l’incontro è stato organizzato.
Il dibattito è stato aperto da un saluto istituzionale del Vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone. Una presenza non casuale dato che Marrone lavora da anni al consolidamento canali di cooperazione fra la regione Piemonte e diverse aree di crisi, con particolare attenzione alle diaspore cristiano-orientali.
Tuttavia, emerge una tensione politica interna. La proposta di una “legge contro l’anti-sionismo”, sostenuta da alcune frange del partito del Vicepresidente mira a equiparare la critica allo Stato di Israele all’antisemitismo, facendone di fatto un reato di opinione. Se attuata, tale normativa entrerebbe in diretto conflitto con la libertà di espressione e la possibilità di ospitare voci critiche come quella di Haddad, mettendo in luce una frattura profonda all’interno degli schieramenti politici italiani.
Conclusioni e Raccomandazioni
La testimonianza di Padre Haddad non è solo un appello umanitario, ma un atto politico che denuncia l’assenza di una strategia occidentale coerente in Medio Oriente. Il messaggio principale è racchiuso nelle parole “Non siate complici!” Il ricatto morale dell’antisemitismo impedisce la consapevolezza sulla natura dittatoriale della presenza militare sionista al di fuori dei confini riconosciuti d’Israele. E contro tale dittatura tutte le forze democratiche sulle due sponde del Mediterraneo dovrebbero oggi unirsi.
Altrettanto chiaro l’appello a non lasciarsi prendere da considerazioni umanitarie fuorviate volte ad evacuare i cristiani dal Medio Oriente. Sostenere l’esodo e l’accoglienza sarebbe una soluzione di comodo, finalizzata a mettersi in pace la coscienza ed evitare un impegno concreto nella risoluzione dei conflitti. Secondo Haddad, è al contrario fondamentale sostenere la presenza cristiana in loco, favorire il ritorno di quanti sono stati costretti a fuggire e promuovere un effettivo ritorno del diritto internazionale contro ogni forma di imperialismo.
