Autore: Science Tech Think Tank – 29/01/2026
Materie prime critiche tra strategie e usi reali
A Milano-Bicocca il dialogo sul futuro industriale dell’Italia
Milano, 29 gennaio 2026 – Ieri, presso il Bicocca Pavilion (BIM) dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, istituzioni, ricerca e imprese si sono confrontate sul “ruolo possibile” delle materie prime critiche e strategiche per la competitività del Sistema Paese, tra esigenze produttive e sfide strategiche.
Il Convegno “R3 Materials → Next Materials. Un confronto tra istituzioni, ricerca e imprese sulle Critical Raw Materials in Italia”,promosso dal CRIET – Centro di Ricerca Interuniversitario in Economia del Territorio, e moderato da Beatrice Barbato (Sky TG24), ha rappresentato un momento di dialogo qualificato su un tema centrale per il futuro industriale del Paese: la governance delle materie prime critiche, strategiche e rilevanti in un contesto globale segnato da trasformazioni tecnologiche, energetiche e geopolitiche.
Al riguardo, è stata presentata la ricerca “Critical Raw Material. Quali sfide per le materie prime critiche, strategiche e rilevanti in Italia”a cura di Debora Tortora (Università di Milano-Bicocca e CRIET) e Mirella Morrone (ISTAT), che ha ricostruito i fabbisogni del sistema produttivo nazionale attraverso l’analisi delle importazioni nell’arco di quasi dieci anni.
Ad aprire i lavori è stato il Magnifico Rettore dell’Università di Milano-Bicocca, Marco Orlandi, che ha sottolineato la necessità di affrontare il tema in ottica multidisciplinare.
Tra gli interventi istituzionali, Ludovica Rizzotti (Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica – DIPE della Presidenza del Consiglio dei ministri) ha richiamato l’attenzione sui nuovi progetti strategici nazionali di estrazione, trasformazione e riciclo delle materie prime critiche, di prossimo avvio. Ha inoltre messo in evidenza come l’Italia sia attiva anche sul piano internazionale. Tra l’altro, durante la Presidenza italiana del G 7, la Ministeriale su: Clima, Energia e Ambiente (Torino, 28 – 30 aprile 2024) ha adottato una “Dichiarazione congiunta” che riconosce l’importanza dei minerali e delle materie prime critiche per lo sviluppo di tecnologie energetiche a zero emissioni nette e il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione stabiliti a livello globale. Su questa scia, al termine del Vertice dei Leaders del G 7, nella Dichiarazione di Apulia, è stato riaffermato l’impegno ad affrontare in modo olistico la sicurezza energetica, la crisi climatica e il rischio geopolitico e l’importanza del promuovere partnership internazionali.
“L’Europa oggi fa delle materie prime critiche una leva strategica per la competitività industriale. Ma quanto contano davvero per l’Italia e come vengono utilizzate?”.
Con questa provocazione Angelo Di Gregorio, Professore Ordinario di Management e Direttore del CRIET ha dato via al dibattito, evidenziando il ruolo del Centro nel promuovere analisi data-driven a supporto delle decisioni pubbliche e industriali.
Di particolare rilievo la relazione di Gianfranco Tamburelli (DIPE), che ha offerto una lettura integrata del quadro giuridico emergente sulle Critical Raw Materials, collegando geopolitica, diritto internazionale e posizioni dell’Unione europea e dell’Italia. In questo contesto, è da notare che, da ultimo, il World Economic Forum (Davos, 19 – 23 gennaio 2026), ha avuto tra i suoi temi la questione dei Frameworks to Secure Sustainable Critical Mineral Supply Chains e ha affermato come obiettivo principale quello del garantire un approvvigionamento stabile, diversificato e sostenibile di minerali essenziali è essenziale per supportare le transizioni verde e digitale.
In questa direzione, l’UE e i suoi Paesi membri hanno creato un nuovo sistema normativo ad hoc che presenta aspetti di grande interesse. In particolare, il Regolamento n. 1252 dell’11 aprile 2024, ha istituito un quadro atto a garantire un approvvigionamento sicuro e sostenibile di materie prime critiche, che afferma obiettivi vincolanti per l’estrazione, la lavorazione e il riciclo delle materie prime strategiche da realizzare entro il 2030, aggiorna la lista delle materie prime critiche riconosciute come tali dai Paesi membri e afferma l’esigenza di semplificare le procedure e agevolare i finanziamenti.
Gli obiettivi relativi al consumo annuo di materie prime critiche sono ambiziosi: entro il 2030, l’UE dovrebbe avere la capacità di estrarre il 10 %, trasformare il 40 % e riciclare il 25 % delle materie prime strategiche che consuma. Parallelamente, l’UE dovrebbe diversificare l’approvvigionamento in modo da non dipendere da un unico Paese per più del 65 % della propria domanda.
Obiettivi realistici?
In Italia, è stato invece adottato il Decreto-legge 20 giugno 2024, n. 84, convertito con la Legge 8 agosto 2024, n. 115, recante: Disposizioni urgenti sulle materie prime critiche di interesse strategico, che ha attribuito al Comitato interministeriale per la transizione ecologica – CITE ‘compiti volti a rafforzare l’approvvigionamento di materie prime critiche e strategiche’ (Articolo 15 – Misure di coordinamento). In particolare, ha affidato al CITE le seguenti funzioni: a) valutazione della sussistenza di eventuali motivi ostativi alle domande di riconoscimento del carattere strategico di un progetto; b) approvazione del Programma nazionale di esplorazione, c) approvazione del Piano nazionale delle materie prime critiche, d) decisione sull’istituzione di eventuali scorte di materie prime critiche e strategiche, e) decisione sull’elaborazione di una lista nazionale di materie prime critiche e strategiche, f) individuazione di ulteriori progetti minerari di interesse strategico nazionale.
In questo contesto, nell’agosto del 2024 l’UE ha lanciato una prima Call per la presentazione di progetti concernenti le materie prime critiche: i progetti candidati a ottenere lo status di progetti strategici sono stati 170. Ad esito della Call, i progetti selezionati sono stati 60, tra i quali quattro italiani.
Il 25 settembre 2025 l’UE ha lanciato una seconda Call, con termine per la presentazione delle domande il 15 gennaio 2026. Ammissibili iniziative riguardanti l’estrazione, la raffinazione, il riciclo e la sostituzione delle materie prime critiche, anche attraverso partnership pubblico-private; 161 i progetti presentati, ora al vaglio della Commissione UE e delle autorità nazionali competenti.
Il modello UE sta funzionando?
Tavole rotonde
La prima tavola rotonda, dedicata all’ecosistema delle materie prime, ha visto il confronto tra rappresentanti di MASE (Stefano Casini), ISPRA (Fiorenzo Fumanti), ENEA (Claudia Brunori), CNR – IGG (Andrea Dini), Assorisorse (Tiziano Mestriner), con un focus su riciclo, urban mining, eco-design e valorizzazione delle filiere di recupero.
La seconda tavola rotonda ha coinvolto il mondo delle imprese e degli investimenti, con interventi di: Simona Camerano (CDP), Danilo Bonato (ERION), Alfredo Mancini (ORIM), Domenico Savoca (ANIM), e Cristina Pensa (Centro Studi Confindustria). Il messaggio emerso con forza è la necessità di un maggiore coordinamento tra finanza pubblica e privata, politiche industriali e normative europee.
Nelle conclusioni, il Professore Angelo Di Gregorio ha richiamato l’attenzione sull’urgenza di trasformare dati e analisi in strategie condivise, rafforzando reti collaborative tra istituzioni, ricerca e imprese.
Il Convegno può essere considerato un punto di partenza per affrontare in modo consapevole le sfide legate alla transizione industriale e all’autonomia strategica dell’Italia, confermando l’impegno in prima linea del CRIET nel dibattito nazionale sulle materie prime critiche.
Il CRIET è uncentro di ricerca interuniversitario istituito nel 2006 dalle Università di Milano-Bicocca, anche sede amministrativa, dall’Università di Pavia e dall’Università di Ferrara.
Il volume della ricerca è disponibile al seguente link:
https://www.criet.unimib.it/it/criet-events/critical-raw-material
