Autore: Francesco Trani – 03/05/2026

RELAZIONI INTERNAZIONALI E SISTEMI DI INTELLIGENCE
Strategie globali, dinamiche di potere e sfide sociali emergenti
Recensione a cura di: Francesco Trani
Esiste una domanda che attraversa trasversalmente ogni dibattito contemporaneo sulla sicurezza globale e che, tuttavia, stenta a trovare una risposta sistematica nella letteratura scientifica italiana: come si ridefinisce il rapporto tra Stato e cittadino quando lo strumento privilegiato della politica estera — l’intelligence — cessa di essere una funzione tecnico-operativa riservata alle élites e diventa invece un fattore pervasivo che plasma la fiducia istituzionale, orienta la percezione collettiva del rischio e incide profondamente sui diritti fondamentali dell’individuo? È attorno a questo interrogativo che Laura Guercio costruisce il suo volume Relazioni internazionali e sistemi di intelligence. Strategie globali, dinamiche di potere e sfide sociali emergenti (Mondadori Università, 2026), un manuale di 353 pagine destinato a studenti, professionisti e funzionari che ambisce a qualcosa di più di quanto la sola etichetta “manuale” lasci presagire.
Il profilo dell’autrice non è un dato biografico accessorio: è, al contrario, la chiave di lettura dell’intera architettura del volume. Professoressa associata di Sociologia, avvocato abilitata presso la Corte Penale Internazionale, già agente italiana presso l’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali e Segretario Generale del Comitato Interministeriale per i Diritti Umani, Guercio porta nel testo una triplice competenza — giuridica, sociologica, diplomatica — che si traduce in una prospettiva analitica rara: quella di chi conosce simultaneamente i meccanismi istituzionali del potere, le implicazioni normative della sicurezza e la dimensione umana e sociale che ne costituisce il substrato. Questa convergenza di competenze non è un ornamento retorico: è la condizione strutturale che rende possibile un testo capace di tenere insieme, senza fratture, la storia delle alleanze westfaliane, la fenomenologia del cyberspionaggio e la sociologia della discriminazione algoritmica.
L’opera si articola su tre assi fondamentali — teorico, storico-operativo e sociologico — che non procedono in sequenza lineare, ma si intrecciano ricorsivamente lungo i nove capitoli, tornando sui medesimi fenomeni da angolazioni progressive e complementari. Questa struttura trasversale è una scelta metodologica dichiarata, non una mancanza di sistematicità: riflette la convinzione, esplicita nell’impostazione del volume, che la complessità delle minacce contemporanee non possa essere addomesticata da una trattazione monodimensionale.
Il primo asse, quello teorico, svolge una funzione che va ben oltre la ricognizione bibliografica. Guercio non passa in rassegna le grandi scuole delle Relazioni Internazionali — realismo, liberalismo, costruttivismo, marxismo critico, femminismo — per adempiere a un obbligo accademico di completezza, ma le utilizza come strumenti diagnostici calibrati su ciò che seguirà. L’inclusione delle teorie critiche e del femminismo, in particolare, non è concessione al pluralismo formale: è la premessa indispensabile per comprendere, nei capitoli successivi, perché i sistemi di sorveglianza algoritmici non siano artefatti neutri ma incorporino e amplifichino le asimmetrie di potere proprie delle società che li producono. Chi volesse saltare questa sezione teorica per arrivare prima alla “materia” dell’intelligence commetterebbe un errore di lettura: perderebbe la grammatica senza la quale la sintassi dei capitoli successivi risulterebbe opaca.
Il secondo asse, storico-operativo, è forse il più ambizioso nella sua ampiezza e il più riuscito nella sua esecuzione. Guercio copre un arco che dall’intelligence dell’Antico Egitto e del trattato di Qadesh si estende alle moderne operazioni di cyberintelligence e agli attacchi supply chain come SolarWinds. Questa longue durée non è erudizione fine a sé stessa, né cornice storica apposta per conferire spessore a un testo che potrebbe fare a meno: è un argomento teorico mascherato da narrazione. Se l’intelligence esiste da quando esiste la politica — se il faraone e il presidente degli Stati Uniti condividono la stessa necessità strutturale di sapere ciò che l’avversario non vuole rivelare — allora le derive autoritarie dei servizi contemporanei non sono aberrazioni tecnologiche accidentali, ma l’espressione moderna di una tensione irrisolta che abita il potere da sempre: quella tra l’esigenza di proteggere la collettività e la tentazione di controllarla. Il terzo capitolo traduce questa tensione in una cartografia istituzionale di raro rigore: l’analisi comparata dei grandi sistemi nazionali — CIA, MI6, FSB, Mossad, DGSE, BND e BfV, sistemi italiano, cinese e indiano — non si limita a descrivere organigrammi e competenze, ma restituisce una radiografia di culture strategiche profondamente diverse, di differenti concezioni del rapporto tra informazione e decisione, tra segreto e democrazia, tra sicurezza dello Stato e sicurezza del cittadino. Il quarto capitolo porta questa riflessione sul piano operativo più critico, indagando come l’intelligence influenzi concretamente i processi decisionali di politica estera: i casi studio dell’Operazione Entebbe e dell’intelligence sulle armi di distruzione di massa irachene del 2003 non sono aneddoti storici, ma esempi paradigmatici dei rischi del groupthink e della dipendenza patologica delle decisioni politiche da valutazioni distorte o preconcette. Il quinto capitolo completa il quadro operativo con una trattazione sistematica delle principali discipline di raccolta — OSINT, HUMINT, SIGINT, GEOINT e MASINT — che offre al lettore, specie a quello con formazione tecnica o professionale, un orientamento metodologico sugli strumenti dell’intelligence contemporanea difficilmente reperibile con analoga completezza in un’unica fonte italiana.
È tuttavia il terzo asse — quello sociologico — a conferire all’opera la sua cifra più originale e distintiva. La sociologia agisce qui come collante epistemologico tra le parti: l’intelligence non viene mai descritta come un sistema chiuso, separato dalla società che lo ospita, ma come un attore che modella attivamente il tessuto connettivo della vita civile, incidendo sulla fiducia istituzionale, sulla percezione del rischio, sulla costruzione sociale della minaccia. Se i primi due assi ci dicono come il potere si organizza e si proietta, è questo terzo asse a chiederci, con urgenza crescente, a quale prezzo lo fa e con quale legittimità democratica. È questa domanda a diventare il vero fulcro del volume — e il luogo dove l’analisi raggiunge la sua massima tensione critica.
Il vertice analitico del volume si raggiunge nell’ottavo capitolo, dedicato all’etica e alla regolamentazione dei sistemi di intelligence. Qui l’autrice compie un’operazione intellettuale che pochi manuali del settore osano tentare: sottrae la sorveglianza al dominio esclusivo della sicurezza per riconsegnarla al dibattito filosofico e giuridico sulla democrazia. L’analisi dei bias algoritmici nei sistemi predittivi — con il caso COMPAS negli Stati Uniti come caso paradigmatico — dimostra come i dispositivi di controllo presentati sotto una patina di oggettività scientifica possano perpetuare e amplificare le disuguaglianze razziali e sociali preesistenti, trasformandosi in quelle che Guercio, riprendendo Cathy O’Neil, definisce “armi di distruzione matematica”. La riflessione sul “capitalismo della sorveglianza” — mutuata da Shoshana Zuboff — e sulla trasformazione del cittadino da soggetto di diritti a oggetto di monitoraggio introduce nel testo una tensione critica che lo distanzia nettamente dalla letteratura celebrativa delle agenzie di intelligence.
Particolarmente pregnante, in questo contesto, è l’analisi del fenomeno del mission creep e della “normalizzazione dello stato di eccezione”: il meccanismo attraverso il quale pratiche straordinarie nate per fronteggiare emergenze contingenti — il caso del Patriot Act è il riferimento più evocato — si sedimentano progressivamente nella routine istituzionale, erodendo silenziosamente i presupposti del controllo democratico. Guercio non si limita a registrare il fenomeno, ma lo inquadra in una cornice teorica che intreccia la dottrina giuridica della CEDU, i modelli comparati di accountability nei sistemi democratici e la sociologia del potere segreto. Il risultato è un’analisi che non si accontenta di descrivere il problema, ma fornisce gli strumenti concettuali per valutarne la portata strutturale e le possibili risposte normative.
La stessa profondità critica si riscontra nel capitolo dedicato alle sfide contemporanee, dove l’analisi delle guerre ibride, del terrorismo transnazionale e del conflitto russo-ucraino non viene ridotta a un caso di studio tecnico-militare, ma viene letta come banco di prova per la tenuta dell’architettura normativa internazionale e per la ridefinizione dei confini tra guerra e pace, tra spazio pubblico e spazio informativo, tra sicurezza collettiva e libertà individuale. L’integrazione del capitolo sulla tecnologia e l’intelligenza artificiale — con l’analisi di strumenti come Palantir e dei rischi insiti nei sistemi di machine learning applicati all’intelligence — completa questo quadro con una riflessione sul paradosso dell’abbondanza informativa: nell’era dei Big Data, il problema dell’intelligence non è più la scarsità di dati, ma la capacità di estrarne senso senza produrre distorsioni sistemiche.
La tesi implicita che attraversa l’intera opera può essere formulata nei seguenti termini: l’intelligence, nell’era ibrida e algoritmica, non è più soltanto uno strumento dello Stato, ma è diventata il terreno stesso su cui si gioca la legittimità democratica delle società aperte. Comprendere come funziona, come si evolve e quali rischi strutturali porta con sé non è più un sapere riservato agli addetti ai lavori: è una competenza civica indispensabile. In questo senso, il volume di Guercio si configura come uno strumento di empowerment intellettuale prima ancora che come un manuale accademico.
Una precisazione metodologica si impone, tuttavia, a beneficio del lettore che si accosti all’opera con aspettative diverse. Il volume non è un saggio d’analisi sull’attualità: gli eventi contemporanei — compresi quelli più recenti — vi compaiono in funzione esclusivamente illustrativa, come esempi al servizio della teoria, non come oggetti di indagine autonoma. Questa scelta, esplicitamente dichiarata dall’autrice, è una precisa opzione epistemologica: privilegiare la solidità dell’impianto analitico e la durata degli strumenti concettuali rispetto alla puntualità della cronaca. Chi cercasse un’analisi sistematica degli sviluppi più recenti nei principali teatri di crisi troverà nel testo solo spunti di inquadramento. Chi cercasse, invece, una grammatica robusta per leggere autonomamente la complessità del XXI secolo troverà esattamente ciò che il libro promette.
Proprio questa ambizione didattica senza rinuncia alla profondità critica definisce il pubblico ideale del volume, che risulta più ampio di quanto la veste editoriale lasci intuire. Lo studente di magistrale in Relazioni Internazionali o Scienze della Sicurezza vi troverà un impianto teorico rigoroso e una cartografia istituzionale comparata difficilmente reperibile in un’unica fonte italiana. Il funzionario pubblico o il professionista della sicurezza vi troverà invece gli strumenti concettuali per inquadrare le proprie pratiche operative in una cornice sistemica più ampia, comprendendo perché certe scelte tecnologiche o organizzative abbiano implicazioni che trascendono il perimetro dell’efficienza operativa. Il giurista o il consulente politico vi troverà, nel capitolo sull’etica e nella rassegna dei modelli di accountability, un riferimento aggiornato per affrontare le sfide normative poste dalla sorveglianza algoritmica. Raramente un manuale riesce a essere simultaneamente utile a interlocutori così diversi senza sacrificare la coerenza dell’impianto: questo è forse il risultato più silenzioso, ma non meno significativo, del lavoro di Guercio.
Al termine di questo denso itinerario intellettuale, ciò che rimane non è soltanto la somma dei contenuti trattati, ma una diagnosi: quella di un sistema — l’intelligence — che ha da tempo superato i confini istituzionali entro i quali la dottrina giuridica e la cultura politica occidentale hanno creduto di poterlo contenere. Guercio non si limita a descrivere questa fuoriuscita: la inquadra, la storicizza e la interroga con gli strumenti della filosofia politica, del diritto internazionale e della sociologia critica, consegnando al lettore non una risposta definitiva, ma qualcosa di più utile — la capacità di formulare le domande giuste. Il nono e ultimo capitolo, dedicato alle prospettive delle relazioni internazionali e dei sistemi di intelligence nel XXI secolo, assolve a una funzione che va oltre la consueta chiusura ricapitolativa: trasforma il volume da strumento analitico retrospettivo a bussola prospettica. Guercio affronta qui la progressiva erosione del liberal international order e la crisi strutturale del multilateralismo non come fenomeni congiunturali, ma come sintomi di una transizione sistemica di lungo periodo. L’ascesa dei BRICS come laboratorio istituzionale di governance post-occidentale, la sfida alla de-dollarizzazione e, soprattutto, la logica della weaponized interdependence — quell’uso deliberato dell’interdipendenza economica come vettore di coercizione strategica teorizzato da Farrell e Newman — vengono letti non come semplici aggiornamenti di scenario, ma come la verifica empirica, in tempo reale, degli strumenti analitici costruiti nei capitoli precedenti. Il lettore che ha attraversato l’intero volume arriva a questo capitolo con una grammatica già formata: è in grado di leggere la competizione sino-americana sui semiconduttori o le sanzioni alla Russia non come notizie, ma come espressioni strutturate di una logica di potere che il libro ha insegnato a decifrare. Relazioni internazionali e sistemi di intelligence si afferma così come un contributo raro nel panorama editoriale accademico italiano: un testo capace di essere simultaneamente rigoroso sul piano teorico, storicamente fondato sul piano empirico e coraggiosamente critico sul piano etico. In un’epoca in cui la frontiera tra sicurezza e sorveglianza si assottiglia con una rapidità che i sistemi normativi faticano a inseguire, comprendere questa dinamica non è un lusso intellettuale riservato agli specialisti: è la precondizione minima per continuare a esercitare, consapevolmente, il mestiere di cittadini.
Francesco Trani, laureato magistrale in Relazioni Internazionali presso l’Università di Siena. I suoi interessi di ricerca riguardano la politica internazionale e la geopolitica, con particolare attenzione ai processi decisionali degli Stati, alla competizione tra grandi potenze e all’evoluzione degli equilibri strategici globali.
Scheda:
Laura Guercio – Relazioni Internazionali e sisemi di di intelligence. Strategie globali, dinamiche di potere e sfide sociali emergenti
- ASIN : B0GTSDRLB4
- Editore : Mondadori Università
- Data di pubblicazione : 17 aprile 2026
- Lingua : Italiano
- Lunghezza stampa : 352 pagine
- ISBN-13 : 979-1220603416
Laura Guercio – Professore associato di Sociologia all’Università degli Studi LINK, ha maturato un’esperienza accademica insegnando relazioni internazionali, diritti umani, intelligence e sociologia in università italiane, quali l’Università Niccolò Cusano e l’Università di Perugia, e in centri e università stranieri. Ha conseguito un dottorato internazionale in Scienze Sociali svolto tra il Trinity College Dublin e l’Università di Genova, oltre a lauree magistrali: in Giurisprudenza presso La Sapienza di Roma, in Scienze Politiche – Politica ed Economia della Regione Mediterranea presso l’Università di Genova, in Relazioni Internazionali presso la Queen Mary University of London e in Commercio e Finanza Internazionale presso la University of Wolverhampton. Avvocato abilitato alle Giurisdizioni Superiori e alla Corte Penale Internazionale, ha esercitato in Italia e in altre giurisdizioni europee. È Affiliated Faculty Member dell’Università di Galway e membro di organismi internazionali come l’European Law Institute e l’International Criminal Bar Association. Ha ricoperto ruoli istituzionali di rilievo, tra cui Segretario Generale del Comitato Interministeriale per i Diritti Umani e membro del Consiglio di Amministrazione dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali, Membro del Consiglio dell’European Law Institute. Esperta OSCE nel Meccanismo di Mosca, ammessa nel roster di esperti Consiglio d’Europa, Children’s Rights Division, e consulente per enti nazionali e internazionali. Attiva in missioni e progetti in numerosi Paesi in aree di crisi, coordina l’Universities Netwrok foor Children in Armed Conflict, la prima rete accademica internazionale dedicata ai diritti dei bambini nei conflitti armati. Vincitrice di premi e grant di ricerca, è autrice di pubblicazioni in ambito sociologico, giuridico e politico e partecipa a gruppi di ricerca e comitati scientifici internazionali.
