Autore: India World – 15/02/2026
Che cosa l’ha spinta a scrivere The New World?
Negli ultimi decenni abbiamo osservato rapidi cambiamenti nel sistema internazionale. La più evidente è stata l’ascesa della Cina da potenza regionale a potenza globale, insieme a un calo della capacità degli Stati Uniti di influenzare gli esiti globali. Allo stesso tempo, diversi poteri regionali – India, Turchia, Russia e persino l’ASEAN come collettivo – hanno apertamente affermato le proprie ambizioni.
Come valuta il declino dell’influenza degli Stati Uniti?
Il declino dell’influenza statunitense è in gran parte un risultato naturale dell’ascesa di altri paesi piuttosto che di un singolo fallimento strategico. Paesi come l’India stanno crescendo economicamente e politicamente, riducendo la loro dipendenza dagli Stati Uniti. Alcune scelte politiche statunitensi, ad esempio l’alienazione degli alleati storici in Europa, hanno accelerato questa perdita di influenza.
Recenti sviluppi – come i commenti dell’ex presidente Trump al World Economic Forum – mostrano un ritorno a un approccio più inward-looking e una mentalità unipolare, mentre i leader europei parlano apertamente di autonomia e indipendenza rispetto agli Stati Uniti.
Che cosa intende per “multipolarità squilibrata”?
La multipolarità squilibrata è l’emergere di più centri di potere che sono disuguali per dimensioni e forza ma influenti nelle rispettive regioni. Questi poli possono essere stati o aggregazioni di stati come l’UE, l’ASEAN o l’Unione Africana. Il mondo risultante è frammentato ma multipolare, con sfere di influenza che si sovrappongono più che con poteri pari tra loro.
In che modo la rivoluzione dell’IA sta ridefinendo l’equilibrio globale?
L’intelligenza artificiale è al centro di uno spostamento verso ciò che Madhav chiama eteropolarità: il sorgere di nuovi centri di potere tecnologico come l’IA, la quantistica, la robotica e lo spazio. Questo genere di tecnologie creerà una divisione netta tra chi “possiede” l’IA e chi ne è privo, trasformando economie, occupazione e influenza globale.
Gli Stati Uniti e la Cina guidano attualmente questa corsa; l’India ha grandi aspirazioni e sta investendo in IA, semiconduttori e spazio, ma deve ancora creare leader privati di livello globale in queste tecnologie.
Qual è il ruolo degli attori non statali nell’ordine mondiale
Con l’indebolimento delle istituzioni multilaterali, attori non statali hanno guadagnato potere significativo. Individui, società e gruppi militanti possono avere un impatto sproporzionato: un investitore può sfidare uno stato sovrano, un gruppo come gli Houthi può interrompere le rotte marittime, e durante la guerra in Ucraina una società privata (Starlink) ha avuto un ruolo critico. Questo riflette l’eteropolarità in cui qualsiasi soggetto con capacità tecnologica può influenzare la geopolitica.
Qual è il cuore della crisi del multilateralismo?
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, le istituzioni multilaterali sono nate con buone intenzioni ma con profonde disuguaglianze: ad esempio, il diritto di veto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha reso l’organizzazione spesso inefficace poiché i membri possono bloccare decisioni critiche.
Lo stesso squilibrio ha influenzato FMI e Banca Mondiale, e quando gli Stati Uniti abbandonarono unilateralmente lo standard aureo nel 1971 nessuna istituzione poté contrastare quella decisione. Oggi queste istituzioni sono indebolite sia dall’unilateralismo occidentale sia da attori in ascesa che non rispettano le regole, come la Cina rispetto alla Convenzione sul Diritto del Mare (UNCLOS).
Riforma o sostituzione del sistema multilaterale?
Una vera riforma richiederebbe che le potenze con diritto di veto rinuncino ai propri privilegi – uno scenario improbabile. Pertanto, più che riforma, il mondo si muove verso la sostituzione delle istituzioni esistenti, con paesi come la Cina che costruiscono istituzioni parallele.
Relazioni India-Cina: competizione o coesistenza?
La Cina è uno stato civilizzazionale con una profonda memoria storica e non può essere trattata come un normale stato nazionale. India e Cina sono potenze emergenti nella stessa regione, con interessi che si sovrappongono nell’Indo-Pacifico e nell’Eurasia. Perciò, la competizione strategica è inevitabile.
La vera sfida è assicurarsi che tale competizione non degeneri in conflitto, grazie a una leadership matura da entrambe le parti.
Cos’è l’autonomia strategica in un mondo frammentato?
L’autonomia strategica non significa isolarsi ma gestire rapporti con tutti senza essere subordinati a uno solo. Nell’era post-Nehru, l’India cerca di impegnarsi con tutte le grandi potenze senza aderire a blocchi rigidi.
Ad esempio, durante la guerra in Ucraina l’India ha evitato scelte binarie e ha cercato di posizionarsi come possibile fornitore di soluzioni, creando uno spazio terzo oltre la politica di blocco.
Può definire Brand Bharat: quale percorso per l’India?
Brand Bharat riguarda la capacità di tradurre la fiducia civilizzazionale dell’India in influenza globale. Inizia nel suo vicinato – BIMSTEC, l’Oceano Indiano, l’Africa, l’ASEAN e le nazioni insulari – dove storia e buona volontà favoriscono l’India.
Le idee civilizzazionali dell’India – come democrazia decentrata e il concetto gandhiano di trusteeship – precedono di gran lunga la loro riformulazione in forum globali come il World Economic Forum. Il G20 ha evidenziato il principio di Vasudhaiva Kutumbakam (il mondo come una famiglia), un valore che può contribuire a plasmare norme globali.
Influenza globale deriva non solo dal potere ma anche dai valori. Questo distingue il modello indiano da altri, compresa la Cina, la cui ascesa inquieta non solo per forza materiale ma per i valori associati alla sovranità, alla democrazia e alla governance.
A distanza di dieci anni, che cosa rimarrebbe di questa analisi?
La tesi centrale – ossia che un nuovo ordine mondiale sia in fase di formazione – trova già conferma nel fatto che un numero crescente di analisti e osservatori parla apertamente di una trasformazione dell’assetto globale. Resta tuttavia incerta la configurazione finale che questo nuovo ordine assumerà.
Si ringrazia Ram Madhavi per aver permesso la traduzione e la pubblicazione di questa intervista, precedentemente pubblicata in India World –
Ram Madhav, autore e pensatore indiano, è Presidente di India Foundation (IF), un think tank con sede a Nuova Delhi. In oltre un decennio di attività di India Foundation, il dott. Madhav ha curato importanti iniziative multilaterali annuali di respiro globale e nazionale, tra cui l’Indian Ocean Conference, la Dharma-Dhamma Conference, l’ASEAN-India Youth Summit e la Counter Terrorism Conference, che hanno coinvolto capi di Stato, leader di governo, nonché accademici, studiosi e personalità della società civile. Più recentemente, il dott. Madhav ha svolto un ruolo chiave nell’ideazione del Religion-20 Forum (R20) nell’ambito del G20.
Autore e pensatore di riconosciuto prestigio, il dott. Madhav ha scritto numerosi libri in inglese e in telugu, tra cui The Indian Reality, Partitioned Freedom, The Hindutva Paradigm – Integral Humanism and the Quest for a Non-Western Worldview, Because India Comes First: Reflections on Nationalism, Identity and Culture e Uneasy Neighbours: India and China after 50 years of the war. È un collaboratore abituale di testate come The Indian Express, The Hindustan Times e OPEN Magazine, tra le altre. In passato è stato direttore di Bharatiya Pragna, una rivista mensile in lingua inglese pubblicata da Pragna Bharati, e vicedirettore di Jagriti, un settimanale in telugu.
Ampiamente apprezzato per il suo contributo nel campo del pensiero strategico, della filosofia politica e della politica estera dell’India, il dott. Madhav ha viaggiato estensivamente e ha partecipato come relatore a forum internazionali quali il Valdai Discussion Club in Russia, il R20 Forum in Indonesia, lo Shangri-La Dialogue a Singapore, l’Halifax Security Forum in Canada, il Sochi Eurasian Integration Forum in Russia, il BRICS Political Forum in Cina e la World Peace Conference in Thailandia.
