Autore: Giacomo Guarini – 31/01/2026
Gli accordi UE con Mercosur e India sotto la lente della Strategia di Sicurezza USA
Giacomo Guarini
Con l’avvio del 2026 abbiamo assistito alla stipula di due accordi commerciali rilevanti che coinvolgono la UE.
Prima l’accordo che mira a creare una vasta area di libero scambio tra UE e paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay). Poi l’accordo di libero scambio UE-India.
Gli accordi non sono ancora entrati in vigore e, in particolare per quello col Mercosur, il percorso è ancora articolato e non privo di incognite.
Pur tenendo conto di elementi di perplessità emersi nel dibattito – soprattutto per l’intesa col Mercosur – entrambi gli accordi sembrano offrire prospettive (geo)economiche interessanti per l’Europa. In ogni caso, non ci si vuole qui soffermare sul merito delle questioni (i.e. la bontà e convenienza di queste stipule).
Piuttosto, si sottolinea come molti opinionisti e commentatori giornalistici abbiano ricollegato l’accelerazione dell’iter di questi accordi a una reazione europea rispetto alle caotiche e destabilizzanti mosse di Trump, in relazione ai dazi e al commercio internazionale. Dunque, secondo queste letture, l’UE avrebbe cercato con maggior vigore nuove sponde commerciali con le quali implicitamente rispondere alle tempestose politiche commerciali d’oltreatlantico.
La tesi sembra essere abbastanza immediata e intuitiva; siamo però sicuri che possa pienamente rispondere a interessi e logiche sottostanti di più ampio respiro?
Guardiamo alla nuova Strategia di Sicurezza Nazionale USA (NSS) pubblicata nel novembre scorso. In un passaggio del documento – coerente col tenore generale del testo – dalla Casa Bianca si osserva che: «[l]a diplomazia dell’America First mira a riequilibrare le relazioni commerciali globali. Abbiamo chiarito ai nostri alleati che il deficit delle partite correnti degli Stati Uniti non è sostenibile. Dobbiamo incoraggiare l’Europa, il Giappone, la Corea, l’Australia, il Canada, il Messico e altre nazioni di primo piano ad adottare politiche commerciali che contribuiscano a riequilibrare l’economia cinese verso i consumi delle famiglie, poiché il Sud-Est asiatico, l’America Latina e il Medio Oriente non possono, da soli, assorbire l’enorme eccesso di capacità produttiva della Cina. Le nazioni esportatrici dell’Europa e dell’Asia possono inoltre guardare ai paesi a reddito medio come a un mercato limitato ma in crescita per le proprie esportazioni» (enfasi aggiunta).
In altre parole, gli alleati, fra cui l’Europa, sono chiamati a contribuire ad un ‘contenimento’ dell’espansione commerciale cinese all’estero, così da favorire un riequilibrio dell’economia di Pechino verso i consumi interni. Per farlo, la NSS suggerisce anche di rafforzare le opportunità di esportazione verso i paesi a reddito medio (middle-income countries).
Ebbene, escludendo la Cina, possiamo ritenere che proprio India e Brasile (la più grande economia fra i paesi Mercosur) siano fra i paesi middle-income di maggior peso negli attuali assetti globali.
L’India appare, nella massa continentale eurasiatica, il gigante su cui gli USA possono puntare per controbilanciare l’ascesa cinese. Non a caso il paese è tenuto in grande considerazione da Washington nell’ambito della strategia indo-pacifica, contesto in cui gli USA spingono da anni gli alleati occidentali a un più deciso coinvolgimento.
Tornando alla NSS di novembre scorso, vi è riportato che “[l]’America dovrebbe … coinvolgere i nostri alleati e partner europei e asiatici, inclusa l’India, per consolidare e migliorare le nostre posizioni congiunte nell’emisfero occidentale”.
Nonostante certe irriducibili ambiguità della realtà indiana, non afferibile tout court al blocco occidentale, e pur tenendo conto delle stesse tensioni politico-commerciali con gli USA (anche alla luce dei rapporti energetici indo-russi), non è dunque detto che un rafforzamento dei legami economici euro-indiani sia di per sé confliggente o in competizione con la strategia USA.
Nel diverso contesto latinoamericano si può considerare una prospettiva mutatis mutandis coerente con quanto riferito. Si è già visto come gli USA abbiano mostrato di voler perseguire una più decisa (e aggressiva) riproiezione nelle Americhe e, riguardo all’America Latina, ancora una volta la strategia di sicurezza USA riporta osservazioni indicative, laddove riferisce che “alcune influenze straniere saranno difficili da invertire, dati gli allineamenti politici fra alcuni governi latinoamericani e determinati attori esteri. Tuttavia, molti governi non sono allineati ideologicamente con potenze straniere, ma sono piuttosto attratti dal fare affari con esse per altre ragioni, tra cui i costi più bassi e minori ostacoli normativi”.
Non si fa menzione espressa della Cina fra le “influenze straniere” ma è difficile pensare che non sia proprio Pechino il bersaglio principale di certe considerazioni.
Possiamo osservare come in entrambi i contesti (Indo-Pacifico e America Latina) si abbia a che fare con aree di rilevanza strategica per gli USA e con grandi paesi di riferimento dove gli Stati Uniti hanno particolare interesse a indebolire spinte estranee alla propria orbita (fra cui il consolidamento dei BRICS+ e di altri eventuali aggregati autonomi); tutto questo anche con il supporto dato dalla leva commerciale dei propri alleati.
In conclusione, senza escludere possibili frizioni di superficie USA-UE legate ai citati accordi commerciali, simili iniziative possono risultare più funzionali che ostative allo sviluppo della strategia USA e forse andrebbero più compiutamente lette entro una simile prospettiva. Dunque, iniziative europee formalmente autonome (anche catalizzate dall’esigenza di una risposta tattica agli USA), e tuttavia sostanzialmente convergenti con il riassetto degli equilibri internazionali attualmente perseguito da Washington.
Giacomo Guarini – Avvocato, laureato in Giurisprudenza all’Università Roma Tre e dottore di ricerca in Diritto Romano, Teoria degli Ordinamenti e Diritto Privato del Mercato presso l’Università Sapienza, è legale d’azienda nel settore trasporti e logistica, collabora con diversi think thank italiani ed è autore di pubblicazioni in materia di diritto e politica internazionale
