Autore: Aniello Inverso – 18/04/2026
La Zona Economica Speciale Unica. Geografia economica della ZES del Mezzogiorno d’Italia di Michele Pigliucci – Recensiona a cura di Aniello Inverso

Il volume di Michele Pigliucci “La Zona Economica Speciale Unica. Geografia economica della ZES del Mezzogiorno d’Italia“ (2025, ISBN: 9788835172635 – Franco Angeli, Roma) si inserisce in un momento di particolare rilevanza nel dibattito sulle politiche di sviluppo territoriale italiano. Quello immediatamente successivo all’istituzione della Zona Economica Speciale Unica (ZES Unica) per il Mezzogiorno, avvenuta nel 2023 nell’ambito di una più ampia revisione della politica di coesione nazionale. Pubblicato nella collana Economia e Politica Industriale di FrancoAngeli, il saggio offre una lettura critica e sistemica di questo strumento di policy, analizzandone le potenzialità, le criticità e le implicazioni economiche, territoriali e geopolitiche con un approccio che coniuga rigore scientifico e diretta familiarità con i processi istituzionali. L’autore, professore di Geografia politica ed economica presso l’Università degli studi Link di Roma, è stato nominato nel gennaio 2024 esperto della Struttura di Missione della ZES Unica presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, circostanza che conferisce all’opera un doppio statuto di analisi accademica e testimonianza qualificata dall’interno del processo decisionale.
La Prefazione è affidata a Maria Prezioso, professoressa ordinaria di Geografia economica e politica presso l’Università di Roma Tor Vergata, figura di riferimento negli studi di geopolitica applicata allo sviluppo regionale. Prezioso inquadra immediatamente il lavoro di Pigliucci nella cornice di una geopolitica contemporanea utile, orientata all’analisi e alla previsione per interpretare e progettare il futuro dei territori. La prefatrice sottolinea come il volume trasformi l’esperienza della ZES Unica in metodologia e metodo di lavoro, evidenziando il nodo cruciale di un approccio che superi finalmente il regionalismo localistico che ha storicamente frammentato le politiche meridionali. Il testo si chiude con la Postfazione di Carlo Alberto Giusti, Magnifico Rettore dell’Università degli studi Link, che completa il quadro istituzionale entro cui l’opera si colloca.
Il fondamento analitico dell’intero saggio è posto nella sezione di apertura, in cui Pigliucci ripercorre con lucidità le diverse stagioni delle politiche per il Mezzogiorno, dall’Intervento Straordinario e dalla Cassa per il Mezzogiorno (1950-1984) fino alla politica di coesione comunitaria e all’istituzione del Ministero per la Coesione Territoriale, evidenziando come nessuno degli approcci adottati abbia saputo costituire quella riforma strutturale della politica generale che già Gaetano Salvemini riteneva indispensabile per garantire un’inversione di tendenza duratura. La critica all’approccio top-down della CasMez, fondato su un’economia imitativa priva di coinvolgimento dei capitali territoriali locali, si affianca all’analisi delle distorsioni prodotte dalla responsabilizzazione regionale successiva alla riforma del Titolo V del 2001, che ha generato una competizione tra regioni pregiudizievole a qualsiasi programmazione sinergica. Centrale in questa ricostruzione è anche la denuncia del meccanismo per cui i fondi strutturali europei, concepiti dal legislatore comunitario come risorse aggiuntive rispetto alla spesa nazionale ordinaria, sono stati di fatto utilizzati in modo sostitutivo, sottraendo al Mezzogiorno risorse che lo Stato avrebbe comunque dovuto garantire e vanificando così l’effetto moltiplicativo della politica di coesione.
L’autore colloca la questione meridionale in una dimensione geopolitica precisa. Il Mezzogiorno occupa una posizione geografica cruciale nel Mediterraneo, ma la cronica carenza infrastrutturale e logistica ne riduce la capacità di competizione con gli hub del Northern Range e con gli altri porti mediterranei, indebolendo il ruolo italiano nelle rotte commerciali globali. Non è un caso, nota Pigliucci, che la Belt and Road Initiative cinese abbia preferito il Pireo all’Italia meridionale come porta d’accesso al continente europeo; né risulta casuale che anche nel progetto IMEC (India-Middle East-Europe Economic Corridor), emerso dopo il ritiro italiano dalla BRI nel 2023, la rete portuale meridionale sia stata nuovamente ritenuta inadatta a svolgere un ruolo di hub strategico. Questa doppia esclusione dai principali corridoi infrastrutturali globali configura per Pigliucci una perdita di centralità geopolitica che nessuna politica di incentivi fiscali, da sola, è in grado di colmare.
A questa cornice storico-geopolitica si affianca una solida rassegna comparativa delle esperienze internazionali di Zone Economiche Speciali, con particolare attenzione al modello polacco, assunto come caso di riferimento positivo per la sua capacità di generare effetti di linkage territoriale e aumentare la produttività del lavoro in aree in declino. Pigliucci individua gli elementi chiave per l’efficacia di una ZES, ovvero la durata dell’incentivo, la dotazione infrastrutturale e la scelta accurata del territorio e del beneficio, e ne analizza simmetricamente i rischi, tra cui la possibilità che i vantaggi fiscali per gli investitori non compensino gli svantaggi interni o che lo strumento si traduca in una forma di protezionismo ostile all’afflusso di capitali. La mappatura delle lagging regions del Mezzogiorno secondo i parametri europei fornisce la base empirica per il ragionamento successivo, ancorando l’analisi all’evidenza territoriale e alla programmazione UE 2021-2027.
Il cuore descrittivo e analitico dell’opera è dedicato alla ricostruzione del percorso istituzionale che ha portato dalle otto ZES regionali, istituite a partire dal 2017 e imperniante sui sistemi portuali, alla ZES Unica, che le ha unificate in un unico strumento di governance per l’intero Mezzogiorno. L’analisi si sofferma puntualmente su ciascuno dei principali nodi: il Piano Strategico e la selezione delle filiere produttive prioritarie, la governance dell’ente, l’Autorizzazione Unica come incentivo burocratico, il credito d’imposta per il Mezzogiorno, le misure di decontribuzione, i contratti di sviluppo, gli strumenti di misurazione della performance e degli impatti e le azioni di marketing territoriale. La trattazione è al tempo stesso tecnica e critica. Pigliucci non si limita a descrivere il provvedimento, ma ne valuta la coerenza interna e la capacità di rispondere alle esigenze strutturali dei territori.
È nell’analisi delle criticità e nelle raccomandazioni di policy che il lavoro esprime con maggiore forza il proprio contributo originale. Con precisione diagnostica, l’autore individua i nodi irrisolti del progetto: la scarsa differenziazione territoriale delle agevolazioni rispetto a un Mezzogiorno profondamente eterogeneo, la debolezza nella selezione delle filiere strategiche, le lacune infrastrutturali che rischiano di vanificare gli incentivi, i limiti del credito d’imposta, quanto ai problemi di accesso, alla questione della soglia minima di investimento e alle difficoltà di controllo, la mancata istituzione sistematica delle Zone Logistiche Semplificate (ZLS), e, non da ultimo, la questione del capitale umano. Tra il 2002 e il 2024 il Mezzogiorno ha perso oltre 1,5 milioni di residenti, con una quota crescente di laureati che supera il 40%. Una ZES capace di attrarre soltanto manodopera non qualificata non sarebbe in grado di invertire questa tendenza strutturale, né di costruire quella base di competenze necessaria a sostenere le filiere produttive ad alto valore aggiunto che il Piano Strategico individua come prioritarie. A questa diagnosi si affianca, sullo sfondo, il tema della criminalità organizzata. Pigliucci segnala come la debolezza economica del Mezzogiorno lo renda strutturalmente più vulnerabile alla penetrazione criminale, che controlla settori chiave dell’economia meridionale e rappresenta un ostacolo concreto all’attrazione di investitori esteri. A questa diagnosi segue un capitolo di sei raccomandazioni di policy concrete e articolate: diversificare le agevolazioni in ragione delle diversità territoriali, prevedere l’adeguamento infrastrutturale come condizione pregiudiziale, assicurare la dotazione adeguata di risorse, garantire che il vantaggio netto sia effettivamente a favore del Mezzogiorno, creare meccanismi di controllo sull’investimento e monitorare sistematicamente gli impatti. La struttura di questa sezione, che traduce le conclusioni scientifiche in prescrizioni operative, è uno degli elementi più originali e utili dell’intera opera, che ne rafforza la valenza non solo accademica ma anche di strumento di orientamento per i decision makers.
Il saggio di Pigliucci si raccomanda come un contributo solido e tempestivo al dibattito sulle politiche di sviluppo del Mezzogiorno. Il merito principale dell’opera risiede nella capacità di tenere insieme, senza mai perdere rigore analitico, tre piani di lettura distinti: quello storico-istituzionale, che ricostruisce il lungo e contraddittorio percorso delle politiche meridionali; quello geografico-economico, che fonda l’analisi sull’evidenza territoriale e sulla comparazione internazionale; quello geopolitico, che restituisce alla questione meridionale la sua dimensione strategica nel contesto euro-mediterraneo. La duplice veste dell’autore, studioso e consulente istituzionale della Struttura di Missione della ZES Unica, conferisce al volume una profondità analitica non comune, arricchendo la trattazione scientifica con una conoscenza diretta dei meccanismi decisionali e delle dinamiche operative dello strumento esaminato. Il lavoro di Pigliucci rappresenta pertanto un contributo di particolare rilievo per chiunque si occupi di politiche di coesione, sviluppo regionale e geopolitica mediterranea.
L’autore: Aniello Inverso – Laurea magistrale in ‘Investigazione, Criminalità e Sicurezza Internazionale’, presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma. Laurea triennale in ‘Scienze politiche e delle relazioni internazionali’ presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Analista presso Vision & Global Trends International Institute for Global Analyses, nell’ambito del progetto Società Italiana di Geopolitica. Il suo ultimo saggio è: “Geopolitica vettore dell’ordine globale. Dinamiche spaziali e attori strategici nella trasformazione del sistema internazionale” (prefazione di Stefano de Falco – Callive, 2025 – ISBN 9791281485310 – Collana Heartland ISSN 3035-322X)
