Autore: Aniello Inverso – 17/10/2025
RECENSIONE
Geopolitica e geografia dell’innovazione. Le sfide delle teorie e delle prassi per l’innovazione al tempo del multipolarismo – Recensione a cura di Aniello Inverso
Il volume Geopolitica e geografia dell’innovazione. Le sfide delle teorie e delle prassi per l’innovazione al tempo del multipolarismo, curato da Tiberio Graziani, chairman di Vision & Global Trends, e da Stefano De Falco, professore associato di Geografia economica e politica presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, si struttura in tre capitoli che raccolgono i contributi di numerosi studiosi. Questa impostazione pluralistica permette di sviluppare un’analisi ampia e interdisciplinare del tema dell’innovazione, osservata attraverso differenti prospettive teoriche e metodologiche.
Il primo capitolo del volume “Teoria e critica dell’innovazione” si presenta come una rigorosa e articolata esplorazione delle complesse relazioni tra cambiamento, potere e geopolitica nell’epoca contemporanea, rappresentando la base teorica del dibattito sviluppato nell’intero testo. Attraverso i contributi di Alberto Cossu, Claudio Mancini, Alfredo Musto e Giuseppe Romeo, emerge un quadro multidisciplinare che supera una semplice analisi tecnologica per porre l’innovazione al centro della ridefinizione degli assetti globali, dei rapporti di forza e della stessa identità umana e politica.
Alberto Cossu apre la discussione enfatizzando la rilevanza strategica della leadership nella capacità di generare ecosistemi innovativi, fondamentali per la competitività globale. Il contributo sottolinea che l’innovazione non è sinonimo solamente di progresso tecnologico, ma implica una serie complessa di fattori socio-economici e territoriali, quali la mobilità e la qualità delle risorse umane, l’efficace regolamentazione e la qualità della vita nelle aree geografiche. In un’epoca digitale dominata da tecnologie disruptive come l’artificial intelligence, i modelli di business e le strutture sociali vengono completamente riplasmati, ponendo sfide nuove alla leadership che deve dotarsi di competenze adeguate per gestire questa trasformazione.
La riflessione di Claudio Mancini, invece, naviga le profonde implicazioni filosofiche della tecnica, adottando le lenti di Günther Anders e Oswald Spengler per evidenziare come la tecnica si configuri non più come uno strumento neutro, bensì come forza autonoma e totalizzante che plasma le identità e l’ordine della società contemporanea. Mancini denuncia la crescente meccanizzazione e omologazione dell’individuo, fattori generatori di alienazione e crisi identitaria che si riflettono in dinamiche di dominio capillari, definibili come un “totalitarismo tecnocratico”. La diffusione delle tecnologie digitali amplifica il controllo su comportamenti, percezioni e pensieri, con la macchina che diventa centro di potere e culto, al punto di sostituire valori trascendenti e religiosi tradizionali. Il contributo insiste sulla necessità di una consapevolezza critica e di una coscienza tecnica attiva che non subisca passivamente il dominio della tecnica, ma contribuisca a governarlo.
Alfredo Musto sposta la discussione verso una rilettura geopolitica del concetto di “distruzione creatrice” schumpeteriano, elevandolo a categoria centrale nella comprensione dello sviluppo diseguale e conflittuale che definisce la relazione tra innovazione, potere e spazio. La sua analisi sottolinea come i processi innovativi siano imbricati nel tessuto delle relazioni di potere sia economiche che politiche, che a loro volta si dispiegano in strutture spaziali e temporali complesse e stratificate. Musto evidenzia che l’innovazione non è un fenomeno lineare o neutro, ma caratterizzato da rotture qualitative che generano nuove forme di competizione e configurano un ordine mondiale multipolare. In questo scenario, la trasformazione del capitalismo, dalla fabbrica all’impresa complessa, la centralità dell’imprenditore e le dinamiche verticali e orizzontali dell’innovazione emergono come elementi chiave per interpretare il mutamento socio-economico globale.
Infine, Giuseppe Romeo conclude la riflessione sul primo capitolo proponendo un’approfondita analisi dell’impatto delle tecnologie emergenti e dell’intelligenza artificiale sulle relazioni internazionali e sulle gerarchie di potere globale. Romeo chiarisce come la capacità di innovare e controllare il progresso tecnologico assuma oggi un ruolo centrale nella definizione dell’egemonia politica, economica e militare. La competizione si sposta da risorse materiali a vantaggi cognitivi e conoscitivi, creando nuove asimmetrie e ridefinendo concetti come sovranità, indipendenza e subalternità, con implicazioni profonde per la governance globale e per le dinamiche di potere. Al contempo, Romeo richiama l’attenzione sui rischi di disumanizzazione e sulle questioni etiche poste dall’espansione di sistemi tecnologici avanzati, evidenziando la necessità di una leadership moderna capace di coniugare innovazione tecnologica e responsabilità politica.
Il secondo capitolo del volume presenta, al lettore, un’analisi articolata e dettagliata sulle dinamiche contemporanee che si sviluppano sul dualismo innovazione/competizione geopolitica, esaminando vari contesti geografici e politici, e offrendo una pluralità di prospettive che riflettono la complessità del mondo multipolare.
Tra gli autori che contribuiscono a questa parte del volume vi sono Marco Castriani, Plinio Innocenzi, Giuliano Luongo, Minas Lyristis, Said Saidakhrarovich Gulyamov e Sholpan Sartaeva.
Marco Castriani conduce il lettore in un’analisi approfondita della regione artica, ormai divenuta un fulcro cruciale della competizione globale, in cui innovazione tecnologica e sfide ambientali si intersecano in un contesto geopolitico in rapido mutamento. Lo studio esplora come il progressivo scioglimento dei ghiacci abbia reso l’Artico una zona di acceso interesse strategico per potenze come Russia, Cina, Stati Uniti, Canada e Unione Europea. Castriani evidenzia il dominio tecnologico e infrastrutturale della Russia, in particolare tramite la sua flotta rompighiaccio nucleare e lo sviluppo della Rotta del Mare del Nord, arteria vitale per il commercio intercontinentale. Contemporaneamente, la Cina si configura come “near-Arctic State”, investendo in sinergia con Mosca per infrastrutture ed energia, mentre Stati Uniti e altri attori tentano di colmare rapidamente i divari tecnologici. L’importanza delle infrastrutture critiche, incluse basi militari, porti strategici e reti di comunicazione avanzate come i cavi sottomarini e le tecnologie quantistiche, è delineata come centrale per assicurare presenza politica e sicurezza in una regione soggetta a profonde trasformazioni climatiche.
Plinio Innocenzi, invece, si focalizza sull’analisi comparativa dei modelli di politica dell’innovazione della Cina e Stati Uniti. Innocenzi descrive il modello cinese come uno schema di pianificazione statale top-down, caratterizzato da piani quinquennali di forte indirizzo e una centralità dello Stato nella ricerca e sviluppo, con focalizzazione su industrie emergenti quali intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche e biomedicina. Al contrario, gli Stati Uniti adottano un modello di innovazione competitivo ma decentralizzato, basato su partnership pubblico-private e incentivi economici, come dimostrato dal CHIPS and Science Act del 2022. La riflessione di Innocenzi fa emergere anche sfide comuni e specifiche, quali la penuria di talenti negli USA provocata da restrizioni sui visti e fuga di cervelli, mentre la Cina deve affrontare problemi di efficienza e necessità di bilanciamento tra innovazione e stabilità economica. A livello internazionale, la Cina costruisce una strategia di autosufficienza tecnologica ed espansione globale, soprattutto nel sud globale, attraverso la Belt and Road Initiative digitale, mentre gli USA cercano di mantenere la leadership tecnologica in un contesto di crescenti tensioni politiche e commerciali.
Il terzo autore, Giuliano Luongo, focalizza l’attenzione sull’innovativa strategia del Kazakistan di attrarre nomadi digitali, attraverso il programma “Neo-Nomad Visa,” strumento di diversificazione economica e sviluppo del settore tecnologico emergente. Luongo analizza il potenziale catalizzatore dell’iniziativa nel favorire investimenti in infrastrutture digitali, quali reti 5G e spazi di coworking, e la possibilità di stimolare una cultura imprenditoriale più dinamica e integrata. Tuttavia, l’autore sottolinea alcune criticità legate all’impatto socio-economico, quali le crescenti disuguaglianze tra lavoratori stranieri e popolazione locale e l’inflazione dei costi nelle aree urbane. La regolamentazione fiscale trasparente e politiche inclusive sono considerate essenziali per bilanciare gli effetti dell’iniziativa. L’importanza del rafforzamento infrastrutturale e di strategie di integrazione culturale e professionale viene posta come condizione necessaria per garantire la sostenibilità e l’efficacia del programma nel contesto kazako.
Attraverso il contributo di Minas Lyristis, il secondo capitolo, propone, in questo passaggio, una lettura geopolitica di Vision 2030, il modello nazionale saudita che punta a trasformare radicalmente il Regno attraverso innovazione, diversificazione economica, riforme sociali e potenziamento militare. L’analisi individua nei tre pilastri di Vision: società vibrante, economia fiorente e nazione ambiziosa, componenti strettamente interrelate con obiettivi strategici di potere regionale e globale. Lyristis approfondisce casi emblematici come NEOM, un megaprogetto di città futuristica concepita per farsi nodo tecnologico e logistico a cavallo di tre continenti, e un hub di energie rinnovabili e investimenti tecnologici destinati a proiettare Riyad in un ruolo centrale nella geopolitica contemporanea. Il capitolo evidenzia anche l’investimento in tecnologie di difesa avanzate e cybersecurity quale componente fondamentale della strategia di sicurezza e di influenza regionale saudita. Lyristis conclude con un’analisi critica delle sfide geopolitiche e dei rischi di tensioni regionali, soprattutto nella storica rivalità con l’Iran, sottolineando come Vision 2030 costituisca uno strumento complesso per ridefinire le dinamiche di potere in Medio Oriente.
Said Saidakhrarovich Gulyamov analizza, al contempo, il processo di glocalizzazione della governance digitale europea nell’amministrazione pubblica uzbeka, mettendo a fuoco i progressi legislativi e infrastrutturali ma anche significative criticità. Attraverso una disamina comparata, Gulyamov evidenzia come le riforme in Uzbekistan, incluse quelle previste nel programma “Digital Uzbekistan 2030,” si confrontino ancora con ostacoli quali la frammentazione del sistema informativo, la scarsa alfabetizzazione digitale e lacune normative rispetto alle best practice UE. Tuttavia, l’autore sottolinea l’importanza di iniziative come la piattaforma Estonia X-Road e il programma e-Residency per creare un ecosistema digitale integrato, evidenziando la necessità di agenzie dedicate, corsi di formazione, partenariati pubblico-privato e piattaforme di partecipazione digitale per superare la resistenza culturale e le disuguaglianze di accesso. Le proposte avanzate indicano un percorso pratico per favorire l’adozione efficace e sostenibile delle riforme digitali nel contesto locale, con valenze replicabili in altre nazioni in transizione.
Sholpan Sartaeva conclude il capitolo con una disamina comparativa delle normative internazionali e della regolamentazione del lavoro online nel Kazakistan, rivelando significative lacune nell’adeguamento alle norme di ILO, OECD, Unione Europea e Stati Uniti, e sottolineando la necessità di armonizzare la legislazione con il nuovo contesto della gig economy e delle piattaforme digitali. L’analisi mostra l’insufficiente copertura normativa del Codice del Lavoro kazako per il lavoro digitale, la carenza di tutela sociali, e una regolamentazione emergente ma frammentaria. Sartaeva individua inoltre esempi di buon governo a livello globale, dai diritti dei lavoratori alle protezioni sociali fino alla trasparenza algoritmica, offrendo un quadro di possibili riforme pragmatiche, che tengano conto delle specificità locali ma si ispirino alle best practice internazionali.
Il terzo e ultimo capitolo del volume, curato da Oliviero Casale, Paola Rinaldi, Mark L. Entin, Ekaterina G. Entina e Andrei A. Vadov, si distingue per la sua attenzione mirata all’analisi di casi studio concreti. La sezione propone una lettura articolata, che combina osservazione empirica e riflessione teorica, soffermandosi su temi come la gestione strategica dei processi innovativi e le trasformazioni dei diritti digitali e della sovranità tecnologica, senza cedere alla retorica dei concetti ormai abusati. Il capitolo si sviluppa in due paragrafi, ciascuno dedicato a mettere in luce sia le tensioni che le opportunità generate dalla competizione internazionale sull’innovazione, sia l’impatto delle nuove tecnologie sull’equilibrio globale e sulle strutture di potere emergenti.
Nel primo paragrafo, Oliviero Casale e Paola Rinaldi introducono il concetto di antifragilità come una nuova visione che va ben oltre la tradizionale resilienza. La resilienza, intesa come la capacità di un sistema di assorbire gli shock e tornare allo stato originario, è ormai insufficiente per far fronte alle sfide di un contesto globale sempre più complesso, caratterizzato da crisi ricorrenti, rapide evoluzioni tecnologiche e interconnessioni internazionali sempre più forti. L’antifragilità, concetto teorizzato da Nassim Nicholas Taleb, descrive la capacità di trarre vantaggio dalla discontinuità, dal disordine e dalle perturbazioni, permettendo ai sistemi di non solo resistere ma migliorarsi, evolvere e rafforzarsi grazie agli stress e alle incertezze. Gli autori approfondiscono questo modello attraverso il concetto di transilienza, fase intermedia caratterizzata da un adattamento progressivo che prelude a una strategia di innovazione capace di aumentare la competitività e la flessibilità organizzativa. La centralità del paradigma antifragile trova riscontro nelle normative internazionali della serie ISO 56000, in particolare nella ISO 56001, e nella recente adozione italiana della guida UNI/PdR 155:2023, che rappresentano strumenti cruciali per l’implementazione di Sistemi di Gestione dell’Innovazione (SGI) orientati a questa nuova sfida. Spostando il focus da una sterile protezione a una valorizzazione proattiva dell’incertezza, tali sistemi contribuiscono a generare performance organizzative migliori, ma soprattutto ripercussioni positive di carattere sociale ed economico, promuovendo un modello di sviluppo orientato al bene comune e non solo alla mera massimizzazione del profitto. Chiudendo il loro contributi, gli autori, invitano le organizzazioni a sviluppare capacità antifragili come risposta indispensabile a un mondo volatile e complesso, in cui l’innovazione continua, l’apprendimento adattivo e la capacità di trasformare le crisi in occasioni di crescita costituiscono elementi di successo e sopravvivenza a medio-lungo termine.
Nel secondo paragrafo, il focus si sposta sull’importanza della protezione dei diritti umani, dei diritti di proprietà intellettuale e del raggiungimento della sovranità tecnologica, temi analizzati da Mark L. Entin, Ekaterina G. Entina e Andrei A. Vadov. Questi autori descrivono un contesto internazionale caratterizzato da una crescente frammentazione geopolitica, in cui si sono intensificate guerre commerciali, tecnologiche e sanzionatorie, volta a limitare la cooperazione scientifica tra Stati e a contenere lo sviluppo tecnologico di potenze considerate rivali. Di conseguenza, la sovranità tecnologica emerge come un obiettivo strategico prioritario, definita come la capacità degli Stati di controllare e sviluppare autonomamente tecnologie avanzate, mantenendo competitività e sicurezza nel confronto globale. La sovranità tecnologica viene concepita come un insieme complesso di elementi. Dalla competitività internazionale nei settori high-tech, alla capacità di resistere a pressioni volte a interrompere legami tecnologici e commerciali, fino al possesso di infrastrutture e sistemi in grado di garantire uno sviluppo economico sostenibile e progressivo. In questo senso, la cooperazione regionale rappresentata dall’Eurasian Economic Union viene esaltata come un modello di condivisione strategica di risorse scientifiche, tecnologiche e industriali per rafforzare la posizione collettiva degli Stati membri in uno scenario globale frammentato e competitivo. Fondamentale è anche l’analisi delle necessità legislative e normative, con un invito a costruire un quadro di regole moderne e armonizzate, sia nazionali sia sovranazionali, che tutelino i diritti di proprietà intellettuale, i diritti umani e imprenditoriali, favorendo la libera circolazione della tecnologia e un accesso equo ai risultati dell’innovazione. A tal proposito, gli autori, segnalano la necessità di superare le attuali criticità normative mediante trattati integrativi e organismi sovranazionali che possano proteggere efficacemente i diritti umani e tecnologici, opponendosi alle strumentalizzazioni politiche adottate da alcuni Paesi contro Stati emergenti. Tali istituzioni rappresenterebbero oltre che un argine alle dinamiche geopolitiche negative, anche un fattore di legittimazione e rafforzamento delle politiche di integrazione e innovazione nei contesti regionali e globali. A completamento del quadro, in questo caso studio, si sottolinea, anche, l’importanza di sviluppare una governance dei dati che segua le migliori pratiche internazionali, con principi di stewardship e di data altruism, per ottimizzare l’uso e i benefici sociali, economici e tecnologici delle risorse informative, rendendo la trasformazione digitale inclusiva e sostenibile.
In conclusione, collegandosi all’analisi approfondita sviluppata nei tre capitoli, il volume Geopolitica e geografia dell’innovazione. Le sfide delle teorie e delle prassi per l’innovazione al tempo del multipolarismo si configura come il compendio più aggiornato e completo per interpretare la complessità di un mondo in rapida trasformazione tecnologica e politica. Il testo insegna che l’innovazione non può più essere intesa semplicemente come progresso tecnico o mera competitività economica, ma va letta attraverso le lenti della geopolitica, della cultura e della responsabilità sociale. Promuovendo un approccio olistico, il volume offre una solida mappa concettuale oltre che strategica indispensabile per affrontare con consapevolezza le sfide della modernità e per orientare policymakers, studiosi e stakeholder verso soluzioni etiche, sostenibili e innovative. Si tratta di un contributo fondamentale per chi intenda operare efficacemente nel contesto globale contemporaneo multipolare, fornendo non solo strumenti di analisi, ma anche chiavi di azione per costruire un futuro tecnologico e geopolitico più stabile e condiviso.
L’autore: Aniello Inverso – Laurea magistrale in ‘Investigazione, Criminalità e Sicurezza Internazionale’, presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma. Laurea triennale in ‘Scienze politiche e delle relazioni internazionali’ presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Analista presso Vision & Global Trends International Institute for Global Analyses, nell’ambito del progetto Società Italiana di Geopolitica. Il suo ultimo saggio è: “Geopolitica vettore dell’ordine globale. Dinamiche spaziali e attori strategici nella trasformazione del sistema internazionale” (prefazione di Stefano de Falco – Callive, 2025 – ISBN 9791281485310 – Collana Heartland ISSN 3035-322X)

Geopolitica e Geografia dell’Innovazione. Le sfide delle teorie e delle prassi per
l’innovazione al tempo del multipolarismo – Geopolitics and Geography of Innovation. The challenges of theories and practices of innovation in the multipolar era – Callive/Media&Books – 2025 – ISBN 9791281485501
A cura di /Edited by Tiberio Graziani & Stefano de Falco – Contributi di: Oliviero Casale, Marco Castriani, Alberto Cossu, Mark L. Entin, Ekaterina G. Entina, Said S. Gulyamov, Plinio Innocenzi, Gino Lanzara, Giuliano Luongo, Minas Lyristis, Claudio Mancini, Alfredo Musto, Paola Rinaldi, Giuseppe Romeo, Sholpan Sartaeva, Andrei A. Vadov.
Questo volume della collana Giano. Affari internazionali gode del patrocinio di:
- Società Italiana di Geopolitica – progetto di Vision & Global Trends
- AICTT – Associazione Italiana per la Cultura del Trasferimento Tecnologico
I volumi della collana Giano-Affari Internazionali sono reperibili presso l’editore (Edizioni Callive/Media&Books whatsapp: +39 339 495 41 75 – callive.srls@gmail.com) e le principali piattaforme di vendita di libri, tra cui: Amazon, Feltrinelli, Libreria Universitaria, Libraccio, Bookdealer, Lin – Libreria Istituti Nuovi.
