Autore: Aniello Inverso – 20/10/2025
Elementi di Geografia dell’Impresa di Stefano De Falco
Recensione a cura di Aniello Inverso
ll volume Elementi di Geografia dell’Impresa di Stefano De Falco, professore associato di Geografia politica ed economica presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, pubblicato da FrancoAngeli nel 2023 e appena ristampato, si distingue per la sua autorevolezza nel dibattito contemporaneo della geografia economica. Fin dalle prime pagine, chi si accosta all’opera viene stimolato a riflettere sulla modernità dell’approccio teorico-metodologico e può apprezzare la ricchezza dell’analisi proposta. Il testo metodologicamente coniuga l’approccio nomotetico, deduttivo e generalizzante, con l’approccio idiografico, induttivo ed empirico, delineando l’impresa come un sistema aperto in continua evoluzione.
La parte iniziale propone una semantica dello spazio ben più articolata rispetto alla tradizionale concezione geografica euclidea. L’autore offre strumenti interpretativi utili a cogliere tre distinte dimensioni dello spazio: lo spazio assoluto, considerato come contenitore fisso e misurabile; lo spazio relativo, che integra dimensioni temporali e variabili come distanza e accessibilità; e infine lo spazio relazionale, capace di collocare l’impresa al centro delle reti sociali, istituzionali e cognitive. Questa articolazione spinge a riconsiderare in chiave critica e innovativa i modelli classici di Von Thünen, Weber e Christaller, che vengono reinterpretati per adattarsi alle economie di rete e alle catene globali del valore. Emergere qui un quadro complesso, in cui la localizzazione non risponde più solo a logiche di costo, ma a una fitta trama di prossimità, infrastrutture, processi di internazionalizzazione e digitalizzazione. Particolarmente significativo il passaggio in cui i concetti vengono tradotti in indicatori empirici, fondamentali per valutare la creatività territoriale e identificare nuove aggregazioni di imprese, spesso nate dall’integrazione tra spazi fisici e digitali.
Proseguendo nella lettura, l’autore ricostruisce il paradigma storico produttivo illustrando il passaggio dal modello della città-fabbrica del fordismo, basato su produzione di massa e forte radicamento territoriale, a una realtà in cui la fabbrica si trasforma in nodo di rete interattivo. Qui risulta convincente la capacità di De Falco di collegare passato e presente, rendendo chiara la svolta verso un’organizzazione produttiva fondata su comunicazioni istantanee e sulla ridefinizione dello spazio in rapporto ai tempi di connessione. Spicca il riferimento alla teoria “regolazionista” di Aglietta e Boyer, che consente di mettere a fuoco le dinamiche istituzionali che accompagnano questi cambiamenti. In questo quadro, risultano chiare le interazioni fra regole, istituzioni e processi produttivi nella configurazione spaziale dell’economia contemporanea. La Nuova Geografia Economica viene chiamata in causa per spiegare la tenuta delle agglomerazioni industriali, mentre la manifattura viene rivalutata con argomenti convincenti che evidenziano il suo ruolo chiave nella produzione di conoscenza e innovazione accanto al terziario avanzato. L’attenzione riservata alla qualità come variabile dinamica e alla resilienza territoriale nei contesti incerti risulta particolarmente utile per quanti si occupano di sviluppo locale e politiche territoriali.
La trattazione accompagna a cogliere l’evoluzione recente della geografia d’impresa passando attraverso l’analisi delle prossimità, dei distretti e delle scelte di localizzazione. De Falco dimostra efficacia nel delineare la metamorfosi dei distretti industriali e lo spostamento dal fordismo al post-fordismo, portando il focus sulle nuove morfologie territoriali e sulle reti di governance e capitale cognitivo. Suggerendo che le economie di agglomerazione oggi si ridefiniscono grazie alla flessibilità delle tipologie distrettuali (secondo Markusen), dalla struttura centrata “hub and spoke” a forme più reticolari e istituzionali, e che il ruolo delle politiche (come le Zone Economiche Speciali) resta centrale ma delicato, pena il rischio di impoverimento territoriale e perdita di controllo sui processi di sviluppo.
Un ulteriore punto di forza risiede nello spazio dedicato alla relazione tra assetti organizzativi e innovazione. Riprendendo Schumpeter, l’autore evidenzia l’utilità di soluzioni “ibride” tra grandi imprese e piccole realtà imprenditoriali, sottolineando il concetto di “ambidextria organizzativa” per proteggere sia l’efficienza sia il rinnovamento radicale. Qui il volume suggerisce una riflessione sulle strategie manageriali, mostrando come la modularità possa fungere da ponte tra prodotto e organizzazione e agevolare nuove forme di specializzazione e partnership, senza tuttavia trascurare i limiti legati all’accumulo di conoscenza tacita.
Dal punto di vista territoriale, la discussione ritorna sull’attualità del ruolo delle città come motori dello sviluppo economico e poli di alta concentrazione di competenze, servizi, reti e mercati del lavoro diversificati. Viene dato rilievo agli strumenti di analisi spaziale come autocorrelazione, legge di Tobler e indici LISA, strumenti efficaci per mappare e identificare ecosistemi innovativi. L’analisi di esperienze come la “Terza Italia”, Cambridge e Silicon Valley offre al pubblico riferimenti concreti su casi di successo nell’innovazione territoriale. I trasporti, trattati come snodo cruciale della geografia economica, vengono esplorati in chiave sistemica e interdisciplinare, con spiegazioni chiare sui terminal intermodali, la capacità infrastrutturale e la matrice Origine/Destinazione che quantifica la mobilità economica e produttiva.
L’offerta infrastrutturale è rappresentata attraverso la matematica delle reti monomodali e plurimodali, con un’attenzione particolare integrata alla dimensione temporale per una pianificazione più realistica. Il testo segnala con efficacia la relazione tra innovazione, domanda e offerta, e analizza l’elasticità rispetto ai costi logistici, offrendo al pubblico delle chiavi di lettura anche per capire la distribuzione spaziale della domanda. Sono puntualmente discusse prospettive storiche e convenienze modali, mentre alcune pagine importanti chiariscono spesso fraintendimenti tra accesso/accessibilità e distanza/tempo, dando modo di comprendere le disuguaglianze spaziali e percettive.
Il percorso prosegue illustrando come l’internazionalizzazione sia un fenomeno sistemico che intreccia piani produttivi, territoriali e politici e ridefinisce lo spazio economico globale. Particolarmente chiara la discussione sulle economie asiatiche, sulla “bathcurve” e sull’esempio di Apple e delle sue strategie di outsourcing/offshoring, che consentono di osservare la complessità delle catene di valore globali. L’integrazione verticale viene illustrata con chiarezza tramite l’indice di Adelman e con un’analisi puntuale delle implicazioni di coesione e rigidità organizzativa, così come vengono affrontate in modo critico le dinamiche di disintegrazione verticale e la cosiddetta “terziarizzazione fittizia”.
Per quanto riguarda la dimensione europea, si mette in evidenza la persistenza delle disuguaglianze spaziali e il “paradosso della periferia”, mostrando come alcune aree marginali abbiano saputo sviluppare forme innovative di resilienza. Numerosi esempi pratici, provenienti dal reshoring, dagli investimenti diretti esteri e dalle strategie industriali asiatiche, arricchiscono la trattazione rendendola preziosa per chi è interessato ad applicazioni pratiche. Inoltre, il volume si caratterizza per un’ampia riflessione sulla digitalizzazione d’impresa e sulla trasformazione “onlife” della realtà, dove il confine tra fisico e virtuale si fa sempre più poroso. De Falco demistifica la narrazione ingenua del cyberspazio come regno privo di geografia, mostrando invece la centralità delle infrastrutture e l’articolazione tra cyber-place e cyber-space. Si viene così messi di fronte alle nuove forme di gerarchia territoriale, alla centralità della tecnologia e delle piattaforme e all’ambivalenza dello smart working; la ridefinizione delle attività lavorative e la sostenibilità urbana risultano illustrate con grande chiarezza e attenzione ai dettagli.
La parte finale investe sulle prospettive di sviluppo legate al leapfrogging africano e introduce riflessioni sul metaverso, che ridefinisce i concetti stessi di spazio e relazione sociale, mettendo al centro temi attuali quali governance, sicurezza e privacy. Questo passaggio, carico di proposte concettuali, contribuisce a restituire speranza sulla possibilità di uno sviluppo inclusivo grazie alle nuove tecnologie.
In conclusione, Elementi di Geografia dell’Impresa si presenta come un testo imprescindibile per coloro che desiderano un quadro aggiornato e critico della geografia economica contemporanea. Il percorso argomentativo si sviluppa con coerenza interna, dalla revisione dei paradigmi classici al confronto con le sfide della globalizzazione, della digitalizzazione e della deterritorializzazione. Ogni capitolo costituisce una tappa fondamentale, capace di unire metodologia e visione prospettica, e ponendo la “morfogenesi comportamentale” al centro dell’innovazione territoriale. È proprio nel riuscire a tradurre la geografia economica in una scienza della complessità, che risiede il più grande merito del lavoro di De Falco, lo spazio, infatti, non è più solo una cornice, ma una variabile attiva e dinamica. Si tratta, dunque, di un volume che unisce la profondità della riflessione teorica all’utilità pratica, restituendo alla disciplina attualità e strumenti per decifrare la modernità economica e sociale.
L’autore: Aniello Inverso – Laurea magistrale in ‘Investigazione, Criminalità e Sicurezza Internazionale’, presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma. Laurea triennale in ‘Scienze politiche e delle relazioni internazionali’ presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Federico II’. Analista presso Vision & Global Trends International Institute for Global Analyses, nell’ambito del progetto Società Italiana di Geopolitica. Il suo ultimo saggio è: “Geopolitica vettore dell’ordine globale. Dinamiche spaziali e attori strategici nella trasformazione del sistema internazionale” (prefazione di Stefano de Falco – Callive, 2025 – ISBN 9791281485310 – Collana Heartland ISSN 3035-322X)

Vittorio Amato, Prefazione
Introduzione. Gli approcci metodologici alla disciplina
Lo spazio nella geografia economica e nell’economia regionale
(Relazione tra lo spazio e l’attività economica; Spazio assoluto: lo spazio come contenitore fisico; Spazio relativo: lo spazio come luogo economico; Spazio relazionale: lo spazio come luogo sociale; I modelli localizzativi classici)
Dal fordismo al post-fordismo
(Il fordismo; Dal sistema fordista al neo-liberismo: implicazioni nella geografia dell’impresa; La NGE – Nuova Geografia Economica; L’industria manifatturiera nell’economia della conoscenza; La capacità di processo industriale nella transizione post-fordista; La funzione di perdita economica nella transizione
post-fordista; Scheda 2.a – La teoria regolazionista)
Il ruolo della prossimità nella geografia dell’impresa
(La prossimità geografica tra imprese; Economie esterne di localizzazione; La specializzazione regionale; I poli di sviluppo secondo la visione di Perroux; I milieu innovateur; I distretti industriali; Impatto delle variabili di contesto sul processo innovativo; Le determinanti insediative d’impresa; Scheda 3.a – La Terza Italia; Scheda 3.b – Distretti industriali notevoli; Scheda 3.c – Autocorrelazione spaziale)
I trasporti nella geografia dell’impresa
(Il sistema dei trasporti; La capacità di trasporto; La domanda di trasporto; Il modello di offerta; L’equilibrio di mercato nel sistema dei trasporti; Le reti di trasporto; L’importanza strategica dei trasporti; Scheda 4.a – Metriche di valutazione delle reti; Scheda 4.b – La modalità di trasporto Hub&Spoke)
Internazionalizzazione delle imprese
(Disintegrazione geografica dell’impresa; Decentramento produttivo e politica di coesione in UE; Le catene globali del valore; Gli Investimenti Diretti Esteri (IDE); Scheda 5.a – La nascita della produzione flessibile alla Toyota giapponese; Scheda 5.b – Le Zone Economiche Speciali (ZES); Scheda 5.c – Il caso Malta; Scheda 5.d – Il caso Huawei; Scheda 5.e – La visione dell’impresa “embedded” nel contesto sociale)
Geografia delle imprese in epoca digitale
(Spazi digitali di produzione; L’impresa polverizzata nello smart working; Trasformazioni digitali e imprese; Scheda 6.a – Il Metaverso: una possibile rivoluzione geografica?; Scheda 6.b – Imprese nei paesi emergenti: il leapfrogging africano)
Bibliografia
Stefano de Falco afferisce al Dipartimento di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, dove è anche direttore dell’IRGIT (Istituto di Ricerca sulla Geografia dell’Innovazione Territoriale) e direttore del laboratorio Strabone di geografia umana digitale. È presidente dell’AICTT, Associazione Italiana Cultura per il Trasferimento Tecnologico. È autore di diversi testi con le principali case editrici nazionali e di numerose pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali ed internazionali. Tra i suoi ultimi saggi: Il progresso Muskilista, Gambini 2025; Il dubbio del sogno americano, Gambini 2025; tra le curatele: Geopolitica e geografia dell’innovazione, collana Giano. Affari Internazionali, Callive 2025.
