Autore: Alessandro Giorgetta – 08/04/2026
Una verifica delle previsioni sulla crisi dello Stretto di Hormuz tra shock economici e crisi del diritto internazionale
Alessandro Giorgetta
1. Oggetto e metodo dell’indagine
Il presente contributo propone una verifica empirica di alcune previsioni formulate in uno studio edito nel primo semestre del 2025 (https://www.vision-gt.eu/publications1/analytical-dossier/analisi-giuridica-ed-economica-della-chiusura-dello-stretto-di-hormuz/) in merito alle conseguenze economiche e giuridiche derivanti dall’interruzione dei flussi energetici di uno dei principali choke points del sistema globale, lo Stretto di Hormuz. L’analisi si fonda su dati e informazioni provenienti da fonti di stampa internazionale particolarmente accreditate (Reuters, Associated Press, IEA).
I risultati hanno confermato, con un significativo grado di robustezza, alcune dinamiche. Segnatamente: (i) la trasmissione immediata degli shock geopolitici ai prezzi energetici e ai costi di trasporto; (ii) l’aumento non lineare dei premi assicurativi “war-risk”; (iii) l’effetto asimmetrico sui paesi esportatori; (iv) il ricorso coordinato alle scorte strategiche; (v) la persistente paralisi del Consiglio di Sicurezza ONU.
2. Il quadro giuridico: transit passage, limiti alla coercizione marittima, l’immobilismo del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e i limiti del diritto internazionale
Lo Stretto di Hormuz rientra nella categoria degli straits used for international navigation ai sensi della Parte III della Convenzione UNCLOS. Il diritto di transit passage costituisce, come noto, una posizione giuridica qualificata, caratterizzata da continuità e rapidità del passaggio, impossibilità di sospensione unilaterale ed applicazione generalizzata anche in assenza di ratifica formale, in quanto norma di diritto consuetudinario.
Nel precedente studio si ipotizzava che una eventuale interdizione dello Stretto avrebbe configurato una violazione sostanziale di tali principi, con conseguenti tensioni sul piano internazionale. Gli sviluppi successivi non consentono ancora una verifica piena del profilo contenzioso, ma offrono una prova indiretta: l’assenza di una risposta coercitiva multilaterale dimostra la difficoltà di tradurre il quadro normativo in enforcement effettivo in presenza di contrapposizioni geopolitiche. In particolare, ha trovato piena conferma empirica la previsione relativa all’improbabilità di un intervento coercitivo del Consiglio di Sicurezza: il veto opposto da Russia e Cina a una proposta di risoluzione sulla crisi dello Stretto evidenzia, in questo senso, i limiti strutturali del sistema di sicurezza collettiva (International Energy Agency, IEA member countries to carry out largest ever oil stock release, https://www.iea.org/news/iea-member-countries-to-carry-out-largest-ever-oil-stock-release-amid-market-disruptions-from-middle-east-conflict).
3. Il quadro economico: prezzi energetici, costi di trasporto ed assicurativi, effetti sugli esportatori e scorte strategiche
Una delle principali previsioni riguardava l’immediata reazione dei mercati petroliferi. Su questo punto, le evidenze empiriche indicano un aumento del Brent fino a circa 110 dollari al barile in concomitanza con la crisi (Associated Press, Oil prices rise amid Hormuz disruption, https://apnews.com/article/bcd3342cd0b4e60ebedc1e81db08f465). Dal punto di vista econometrico, tale dinamica può essere interpretata come uno shock di offerta negativa (negative supply shock) con elasticità della domanda di breve periodo relativamente bassa. Se si considera una funzione di domanda globale di petrolio con elasticità compresa tra −0,1 e −0,3 (valori comunemente accettati in letteratura), una riduzione dell’offerta anche modesta (2–3 mb/g) può generare variazioni percentuali del prezzo significativamente superiori, coerentemente con quanto osservato.
Il secondo canale di trasmissione riguarda i costi logistici. Al riguardo, fonti Reuters documentano un incremento superiore al 20% dei noli per petroliere (Reuters, Middle East conflict slows tanker bookings, lifts rates, 16 June 2025, https://www.reuters.com/business/energy/middle-east-conflict-slows-tanker-bookings-lifts-rates-2025-06-16/). Tale aumento può essere interpretato come il risultato congiunto dell’aumento del rischio percepito, della riduzione dell’offerta effettiva di navi disponibili (ritiro temporaneo di capacità) e della riallocazione inefficiente delle rotte. In termini economici, si osserva uno spostamento verso l’alto della curva di offerta del trasporto marittimo, con effetti moltiplicativi sui costi finali.
L’incremento dei premi assicurativi rappresenta un ulteriore moltiplicatore dello shock.
Le fonti indicano aumenti significativi dei premi “war-risk” (The Straits Times, Escalating Hormuz tensions drive up war-risk insurance costs, https://www.straitstimes.com/world/middle-east/escalating-hormuz-tensions-drive-up-middle-east-war-risk-insurance-costs-sources-say). Dal punto di vista quantitativo, tali premi possono essere modellati come funzione crescente del rischio di perdita totale (probability of loss × value at risk). In presenza di un aumento anche marginale della probabilità di evento catastrofico, il premio assicurativo cresce in modo non lineare. Ciò spiega perché incrementi percentuali rilevanti possano verificarsi anche in assenza di eventi distruttivi generalizzati.
Un altro degli aspetti più rilevanti del precedente studio riguardava la possibilità che i paesi esportatori subissero perdite nette. Le evidenze recenti, che testimoniano contrazioni produttive superiori al 70% e interruzioni delle esportazioni, hanno conferito esattezza a tale previsione (Associated Press, Iraq oil output hit by Hormuz crisis, https://apnews.com/article/8e7bcec9ba316da1b2513da96823ab70).
Quanto al previsto ricorso alle scorte strategiche, questo ha trovato dimostrazione nell’intervento coordinato dell’IEA, con il rilascio di circa 400 milioni di barili (https://www.iea.org/news/iea-member-countries-to-carry-out-largest-ever-oil-stock-release-amid-market-disruptions-from-middle-east-conflict?utm_source=chatgpt.com). Dal punto di vista macroeconomico, tale misura può essere interpretata come uno shock di offerta positivo artificiale, volto a compensare la contrazione dei flussi. La natura temporanea delle scorte implica che tale strumento sia efficace solo nel breve periodo, senza incidere sulle determinanti strutturali della crisi.
Alessandro Giorgetta – Professore di Diritto Internazionale dell’Economia e Diritto dell’Intelligenza Artificiale, “Università degli Studi di Roma Guglielmo Marconi”
Scritti di Alessandro Giorgetta pubblicati nel sito di Vision & Global Trends:
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